martedì 21 agosto 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 5


La storia s'infittisce, e i capitoli sono ancora molti. Questo è il quinto, godetevelo:

Hoolis abbatté un altro Astartes mozzandogli la testa. Roteò in senso orario con la lancia protesa in avanti, facendo penetrare l'arma nell'armatura potenziata di un altro nemico, poi si volse e trapassò il torace uccidendolo. Estrasse l'arma insanguinata dal cadavere e avanzò. Per la prima volta, aveva paura. Non era tanto per il suo destino, uno in meno non avrebbe cambiato il corso degli eventi, ma aveva paura per l'Imperium e cosa sarebbe potuto succedergli se avessero perso. Sferrò un sinistro in faccia all'ennesimo Astartes, atterrandolo. Improvvisamente, un Assaltatore gli si parò davanti, ma prima che potesse effettuare alcun movimento, egli gli era addosso e Hoolis era a terra. La sua spada a catena ringhiò, preparata a essere dipinta di rosso proprio come l'armatura del possessore, ma Hoolis frappose la sua lancia bloccando il colpo. Si dimenò, cercando di liberarsi dalla morsa che l'Angelo Sanguinario effettuava con le gambe sul suo corpo, ma non ci riusciva. Spostò la lancia bloccando un colpo diretto alle sue mani. Il suo nemico urlò, scatenando una sequenza di colpi, di cui l'ultimo spezzò la sua lancia. I suoi occhi si sbarraroro alla vista della sua arma spezzata e la spada a catena che si avvicinava alla sua armatura. I denti metallici dell'arma provocarono scintille a contatto con la sua armatura, la stava dilaniando. In un barlume di lucidità, prese con decisione la parte dell'arma spezzata dove c'era la lama e la conficcò violentemente nell'elmetto del nemico. La spada a catena smise il suo operato tutt'un tratto, le mani persero presa su di essa e dall'elmetto giallo uscì del sangue scuro. Hoolis ribaltò il corpo da una parte, rimettendosi subito in piedi. La paura scemò e guardò il suo equipaggiamento. Le piastre pettorali dell'armatura erano in pessimo stato e l'unica parte ancora utilizzabile della lancia era quella metà con la lama. Si armò di tutta la fede che aveva e proseguì in avanti, osservando l'immensa orda di Space Marine del Caos continuare a guadagnare terreno "in nome dell'Imperatore, io vincerò" si liberò delle placche superiori e degli spallacci, diventando più leggero e quindi ottenendo notevole agilità. Impugnò la lancia spezzata come fosse un pugnale e si mise a correre. Saltò verso uno Space Marine, schiacciandogli la faccia a terra con la mano libera, poi con la lama prese in pieno volto il Sergente. Con velocità impressionante, effettuò una raffica di pugni, affondi, lacerazioni e calci, uccidendo dieci marine in circa due minuti. Intorno a lui, le truppe imperiali ripresero vigore e con gli occhi illuminati dalla fede, caricarono con gridi di battaglia e le armi spianate. I veicoli seguirono la sua carica e in seguito tutti insieme abbatterono un'intera compagnia dei Draghi Neri. Hoolis sentì un calore mai provato dentro il suo petto e coloro che lo guardavano, lo vedevano avvolto in un alone di luce "l'Imperatore è con lui" disse uno, ma Hoolis non lo sentì. La carica continuò ad andare avanti con grande fervore, fino a quando le truppe non videro la luce di Hoolis spegnersi in un istante. Molti lo guardarono e inorridirono, altri svennero, altri ancora cominciarono a pregare. Hoolis si fermò, il calore dentro di sé fluì via dal suo corpo, sostituito da un freddo gelido. Si guardò il petto, una lancia molto simile alla sua gli attraversava il petto, sfruttando l'apertura creata precedentemente dalla spada a catena. Il sangue colò sull'armatura e sull'arma piena di simboli eretici e pendenti con significati a lui ignoti. La sua lunga vita gli passò davanti agli occhi in un momento, sentimenti di rabbia e depressione turbinavano nella sua mente confondendogli i sensi, la vista iniziò ad annebbiarsi, l'udito si ridusse a fievoli fischi, l'odore del campo di battaglia scomparve. L'ultima cosa che vide furono il Gran Maestro Garro e il Generale Valdor mentre uccidevano un marine occupato a fissarlo sorridendo, poi il buio.

L'atmosferà intorno a lei le dava la carica. Era eccitata dal fatto di poter uccidere gli odiati Eldar degli Arcamondi. Si sistemò il reggiseno, attirando l'attenzione di una Furia maschio facente parte del suo Culto "forse, non contarci troppo" disse maliziosamente Roona. Egli distolse lo sguardo, ma non prima di aver sorriso compiaciuto. Gli Eldar degli Arcamondi erano ancora ignari del fatto che loro erano lì, infatti, nonostante gli Eldar Corsari avvessero definitivamente confermato la loro lealtà agli Eldar Oscuri e quest'ultimi avessero riunito tutta la loro flotta, essi non operavano tutti insieme per piccole operazioni e una nave ospitante l'esercito era posizionata dalla parte opposta rispetto agli Eldar in modo da evitare di essere avvistati e in seguito i trasporti portavano l'intero esercito fino al punto dove si trovavano i nemici. Era un processo abbastanza lungo, ma la loro estrema velocità gli aveva permesso di compiere il tutto in tre giorni. Se fossero stati un'altra razza, avrebbero potuto impiegarci una settimana intera. Ora erano molto vicini, la notte li nascondeva, le loro livree li rendevano ancora più difficili da individuare, e presto avrebbero ucciso silenziosamente il nemico. Si mosserò furtivamente, avvicinandosi senza emettere alcun suono, fino ad arrivare alla base nemica. Corse su un muro in rovina aggrappandosi ad una fenditura, si diede lo slancio e saltò su un altro muro per poi atterrare con la lancia conficcata in un Vendicatore Implacabile posto di guardia. Proseguì spiccando la testa ad un altro uscito dall'angolo, prima che potesse dare un minimo accenno di allarme. Guardò verso l'alto e vide altre furie del suo culto muoversi sui muri in rovina, identificando le sentinelle e uccidendole. Ritornando al suo compito afferrò le sentinelle morte e le trasportò dove i nemici non potessero vederli, poi continuò. Un Homunculus comparve accanto a lei, nell'intento di iniettare sostanze paralizzanti negli Eldar dormienti. Quasi imitandolo, Roona entrò dentro un'abitazione andando a recidere le gole dei nemici. Si sentì profondamente viva nell'uccidere nemici addormentati e sorrise dopo averlo fatto, ma subito dopo il sorriso scomparve perché l'allarme Eldar risuonò per tutto il campo "che sia preso dalla Grande Nemica colui che si è fatto scoprire" disse Roona digrignando i denti e in seguito uscì in tempo fuori dall'abitazione per vedere i suoi nemici riunirsi e iniziare a combattere. Degli incubi calarono le loro pesanti lame sulle teste degli Eldar, inducendo la ritirata di altri nelle vicinanze. Le luci si diffusero tutt'intorno con lo scoppio delle munizioni, le esplosioni e i riflettori. Roona attaccò delle Banshee Urlanti, colpendole con la sua lancia e parando i loro colpi. Parò un fendente di spada, ruotò la lancia e ne bloccò un altro, compiendo un movimento che portò la lancia a conficcarsi nella spalla dell'Eldar. La Banshee Urlante gemette per il dolore, Roona ne era compiaciuta, ma non aveva tempo per godersi il momento. Prese l'Eldar ferito per il collo, lo posizionò davanti a sé e lo sfruttò per evitare un affondo in arrivo. I due Eldar si guardarono negli occhi, probabilmente scusandosi a vicenda e Roona approfittò del momento per tranciare un organo vitale di colui che aveva portato l'affondo, paralizzandolo con il veleno di cui era cosparsa la lama della lancia. Sferrò un calcio sul ventre di una Banshee Urlante, facendola piegare in avanti e poi la fece rialzare conficcandole la lama nell'elmetto arrivando fino alla carne e alle ossa. Un trio di Ossessi planò verso la sua posizione e dilaniò le Banshee Urlanti rimaste, ma lasciandole in fin di vita cosicché loro potessero sentire sempre più dolore nell'aria "tornate indietro!" gridarono i capi squadra degli Eldar Oscuri "i Razorwing e i Ravager finiranno il lavoro" Vide gli equipaggi dei Ravager coprirsi con ulteriori parti di armatura finché il corpo originale non fosse sigillato "missili a necrotossine" sussurrò Roona prima di eseguire l'ordine. Corse velocemente, uccidendo occasionalmente i nemici se la intralciavano. Evitò una salva di fuoco di pistole shuriken buttandosi temporaneamente a terra, rispose lanciando una granata plasma presa dal cadavere di un Eldar e con l'esplosione ebbe il tempo di fuggire "Roona!" sentì lei in lontananza. Guardò verso la fonte del suono e scorse un Venom con sopra quattro furie "qui, veloce!" lei guardò l'Eldar Oscura con sguardo malvagio perché odiava prendere ordini, ma sapeva che il suo sguardo non poteva arrivare fino a lei. Raggiunse i pressi del Venom, si arrampicò su un palazzo abbandonato e, raggiunta un'altezza adeguata, saltò sull'aeromobile "sempre solitaria" disse l'Eldar che l'aveva chiamata "non rompere Jilai. Io sono indipendente, non prendo ordini da nessuno" Jilai fece una risata di scherno "eppure quando hanno ordinato di fuggire, tu non hai minimamente esitato" "pura sopravvivenza. E poi non mi sembra che tu abbia fatto diversamente" Jilai rise di nuovo "l'hai detto tu. Pura sopravvivenza" Roona perse la pazienza e conficcò con tutta la forza che aveva la lancia nel piede di Jilai. Quest'ultima cadde di schiena sullo scafo del Venom, gemendo per il dolore e fissandola come per chiederle il motivo della sua azione. Roona sorrise con la sua bocca perfetta e disse "pura filosofia della nostra razza" e infine volse lo sguardo verso il campo di battaglia, osservando i fumi della fusione della carne Eldar provocata dalle tossine e l'esplosione dei veicoli ad opera delle Lance Oscure. Avevano vinto.

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