mercoledì 22 agosto 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 6


Questo è un pezzo piuttosto cruciale della storia, parlo specialmente per il secondo pezzo. In Questo capitolo vedrete gli Orki di Khartoz e Teremus sulla Sacra Terra. A voi:

Il cielo era nero, coperto da spesse nubi cariche elettricamente che non facevano passare un filo di luce, rendendo ancor più scuro l'arido terreno che stavano calpestando. Khartoz guardò lo spettacolo davanti a sé. Il suo subordinato Ghazghkull aveva cominciato l'assalto e ora lo stava raggiungendo. Thraka era noto per la sua enorme stazza, ma Khartoz era senza pari. La sua megarmatura era equipaggiata con due kele potenziate, le quali avevano montato affianco uno zpara grozzo ognuna. Portava la solita mascella d'acciaio, poi un occhio bionico e placche d'acciaio montategli dai Dok fondendole con la carne. Uno zkuig era incatenato alla sua spalla e ogni tanto Khartoz perdeva del tempo parlando con esso "hai vizto Kakkarotza?" chiese il Kapoguerra rivolgendosi allo zkuig, il quale rispose con qualche verso incomprensibile " eh zì, qui tanto da zpakkare. Kuando eravamo contro kozi blu, loro ztavano lontani e noi no potere zpakkare ozzicina, ma noi vinto lo ztezzo perké ometti generozamente preztano noi karri e noi zparare kon kannone che ometti kiamano Bazilizk. Quezto molto zparozo, zparozo tanto da fare booom!!! kuando ezplode. Ora kontro Nekron noi divertire" lo zkuig blaterò "dici ke ometti no preztare noi karri? Quindi ci regalano karri, zììì. Ora bazta Kakkarotza, bizogna zpakkare e zparare" e Khartoz si lanciò nella mischia. Ribaltò qualche guerriero con un solo colpo di kela, per poi proseguire spezzandone altri. I ragazzi non usavano zpakka, zpara o ferri perché il metallo sia delle lame che dei proiettili rimbalzava contro i corpi necron perciò gli orki si affidavano alla mera forza bruta. Un Kalpezta si avvicinò con il comando di Khartoz e schiacciò diversi necron di vario genere, ma l'avanzata del colosso di ferraglia venne fermata dal fuoco combinato di un Monolito e di un'Arca Apocalisse. Il gigante di ferro si smembrò in numerosi pezzi collassando su se stesso, facendo crollare l'equipaggio, poi cadde verso un karro da guerra. Anche quest'ultimo veicolo fece una brutta fine e una fiamma spontanea fece esplodere tutto, scaraventando pezzi di metallo e carne orkeska ovunque. Qualche sfortunato venne centrato in testa dai frammenti vaganti, perdendo la vita. Khartoz era furioso per la reazione a catena verificatasi e ordinò di distruggere i veicoli artefici del tutto. Un bombardiere d'azzalto evitò gli archi di flusso gauss con maestria e pure un raggio dell'arca non riuscì a centrarlo. Il velivolo acquistò quota per poi lanciarsi in picchiata e lanciare con velocità straordinaria una bomba e risalire tra le nubi di fumo del mondo forgia su cui si trovavano. L'ordigno si collocò perfettamente in mezzo ai piloti dell'arca e al generatore gauss, provocando una stupefacente esplosione verde. Khartoz non era ancora soddisfatto, pretendeva che anche il monolito si fermasse. Un'altra bomba venne sganciata con abilità, ma nonostante il monolito avesse perso l'utilizzo di due flussi gauss più piccoli, la struttura era ancora perfettamente in piedi e continuava a scagliare fulmini verdi che creavano crateri in terra. Il Kapoguerra esigeva il controllo di quel pianeta, era quello che l'umanità chiamava Mondo Forgia e se fosse stato in mano sua avrebbe potuto sfruttarne tutti i macchinari e i materiali per permettere ai Mek di creare magnificenze mai viste che avrebbero reso ancora più bello combattere. Le truppe imperiali erano ormai state tutte uccise dai Necron, risvegliatisi prima dell'arrivo di Khartoz, ma ora era lui a reclamare il pianeta e sarebbe stato suo. Khartoz pestò uno scorticato che stava uscendo da terra, ma altri ne arrivarono e fu costretto a combatterli. Si rivelò più facile di quanto pensasse, infatti, non ci volle molto prima che tutti gli scorticati fossero spremuti dalle sue kele, ma la situazione si fece seria quando uno Stalker Necron fuoriuscì dal terreno davanti a lui. Il costrutto metallico partì all'attacco con la sua moltitudine di arti accuminati e furono molti i colpi che non riuscì a fermare e che gli danneggiarono l'armatura. Khartoz reagì con tutta la furia che teneva dentro di sé, assestando colpi frenetici con le kele sul carapace metallico dello Stalker. Il suo nemico emise versi confusi "ti piace zporko vermiciattolo? Khartoz è kui per diztruggerti!" e subito dopo conficcò due dita della kela nel collo dello Stalker per poi tirare e strappare la testa del nemico. Il corpo cadde a terra nei suoi ultimi rantoli di vita finché un gas verde uscì dal costrutto e i movimenti cessarono "Kuakko!!" urlò Khartoz al cielo. Il Mek corse goffamente verso di lui, limitato nei movimenti dal kampo di forza sulla sua schiena "zì kapo, koza dezidera?" la sua voce, nonostante la stazza superiore a quella di un orko normale, era orribilmente stridula, come se avesse costantemente respirato elio "porta tezta di verme metalliko a kampo baze kozì poi io metto zu palo kome trofeo" Khartoz prose la testa dello Stalker a Kuakko, lui l'afferrò e si diresse verso il campo base, scomparendo in mezzo alla marea verde. Il Kapoguerra si volse di nuovo verso i nemici e proseguì il massacro. Le kakkole sciamavano ovunque, fuori dal controllo degli alleavazgorbi, saltando sui corpi metallici dei Necron e cercando di danneggiarli con sassi appuntiti. Gli inespressivi alieni reagivano stritolandoli utilizzando anche solamente la forza delle mani, facendo urlare dal dolore i piccoletti. Khartoz era adirato con i Necron, digrignava i denti e non sopportava più la loro insolenza. L'oceano orkesko stava sommergendo i nemici e ben presto essi furono messi alle strette. I Necron spararono con tutte le loro armi a disposizione, non mostrando la minima intenzione di indietreggiare o arrendersi, poi il Signore Supremo si fece avanti. Khartoz lo individuò e lo raggiunse. Davanti a lui era presente un Necron di stazza decisamente maggiore, portava un mantello a scaglie verdi, degli spallacci più grossi dai bordi dorati, vari simboli dello stesso colore sparsi per il corpo. In mano brandiva un grosso bastone dentato e una strana sfera dalle turbinanti sfumature verdi "e così tu saresti il Kapoguerra Khartoz. Questo mondo è nostro per diritto, da milioni di anni. Tu, giovane e rozzo abitante dello spazio, non puoi minimamente permetterti di sfidare coloro che hanno sconfitto gli Antichi" il Kapoguerra aveva seguito il suo discorso fino a "diritto", poi non aveva capito più nulla "non zo coz'è milione, non zo koza zono Antiki, ma zo una koza zola" Khartoz dovette ragionare un attimo prima di capire che per simboleggiare l'uno dovesse alzare uno solo delle grandi, nodose e verdi dita "ke voi mekkozi verrete skiacciati da mio oceano Waaagh e ke io dopo kreare veikoli zpakkozizzimi zenza ke voi rompere zkatole a orki" finì lui dopo aver sputacchiato ripetutamente durante il discorso. Il Signore Supremo lo guardò con i suoi occhi verdi, privi di ogni sentimento "mi toccherà ucciderti allora usando il mio Bastone della Luce" il Necron aggredì l'orko, mulinando il bastone cercando di strappare la megarmatura. Khartoz indietreggiò evitando il colpo, si spinse con un piede e con potenza immensa abbatté la kela sul Necron, il quale però balzò all'indietro schivando il colpo, pronto a contrattaccare. Il Signore Supremo attaccò nuovamente, contemporaneamente percuotendo l'orko e schivando i suoi colpi. Trovò un attaccatura danneggiata della megarmatura e gli assestò un colpo micidiale, staccando letteralmente tutte le piastre che ricoprivano il braccio destro. Il Kapoguerra ruggì in preda alla collera, gli occhi iniettati di sangue. Se c'era una cosa che proprio non sopportava era quando gli rompevano seriamente il suo equipaggiamento, ora non poteva lasciar perdere questo grave affronto. Colpì il Necron con entrambe le kele e neanche la velocità riuscì a salvarlo. Il corpo metallico venne schiacciato dalla coppia di armi, smettendo di emettere alcun suono "i Necron non zono divertenti...tutto bene Kakkarotza? Ti zei retto bene mentre Khartoz picchiava Necron" lo Squig mostrò tutti i denti accuminati simulando un sorriso "Bravo zkuig, tu zì che dare soddisfazioni me" I Necron caddero uno a uno, con scariche elettriche emesse da molti di loro. I veicoli precipitarono a terra, scavando degli enormi fossi e alla fine gli unici rumori erano quelli della strana lingua degli orki. Khartoz sorrise, gli occhi diretti alle silenziose forge imperiali "ora noi potere divertire...".

Teremus mosse un servobraccio, scostando un insieme intricato di cavi, dopodiché con l'altro penetrò nella marea di congegni elettronici. La quantità di cose che conosceva di quei meccanismi era quasi paragonabile alla quantità di cose che non sapeva. Il Trono d'Oro era un'opera complicata, oltre la sua comprensione, anche se il suo rango era il terzo nella gerarchia del Mechanicus. Scandagliò i vari collegamenti alla ricerca di qualcosa che non andasse, ma non era capace di trovare nulla. Si sentì profondamente frustrato dalla sua situazione, incapace di intervenire in qualche modo, neanche fosse un servitore senza comandi da attuare. Chiuse gli occhi per un momento, tentando di sentire lo Spirito Macchina del Trono. Non era sicuro che anche esso ne possedesse uno, ma era giusto provarci. Sentì una presenza nella sua mente e sorrise perché forse era quello che stava cercando. Improvvisamente vide un lampo violaceo arrivargli contro, nonostante avesse ancora gli occhi chiusi, e un dolore immenso arrivò al ventre. Non riuscì a muoversi e neanche a riaprire gli occhi, vide solo comparire davanti a sé l'immagine dell'Imperatore nel suo stato attuale. Il dolore ancora lo torturava, ma l'immagine del sovrano sembrava non saperlo...o semplicemente non gli importava "Teremus...questo è il tuo nome" disse l'Imperatore e, mentre lo vide per la prima volta aprir bocca, l'immagine di Teremus prese forma sullo stesso piano. Non avvertì più dolore, ma neppure il contatto con il Trono o qualsiasi altra cosa reale. C'erano solo lui e l'Imperatore in quella strana dimensione che probabilmente era la sua stessa mente "l'Imperium è in rovina, gli uomini combattono per sopravvivere, gli Angeli della Morte che creai per riunificare il Genere Umano ora difendono i pianeti imperiali soltanto per evitare l'estinzione, ma ogni giorno nuovi individui seguono la causa del Caos. Durante tutti questi anni, mentre non avevo possibilità di proferire parola e senza alcuna forma di comunicazione alternativa, ho avuto tempo di pensare ad una soluzione e a migliaia di altre cose. Ciò che ha spinto i miei figli a tradirmi, un modo per riportare alla sanità mentale gli Astartes traditori, troppe cose per elencarle tutte. Ma c'è una cosa che posso fare, grazie al fatto che con la tua comunicazione ora ho una via d'uscita e potrò far iniziare il mio piano per salvare l'Imperium" la pelle dell'Imperatore iniziò a staccarsi, un pezzo alla volta, scoprendo un nuovo corpo sottostante. Teremus guardò sé stesso e notò che anche a lui stava succedendo la stessa cosa, ma sotto c'era un corpo rinsecchito. Il Magos inorridì e spalancò gli occhi nel rendersi conto di cosa stava succedendo. I suoi cinque sensi scomparvero per qualche secondo e quando riapparvero, la sua posizione si era invertita. Davanti a lui, c'era sé stesso e guardandosi, riconobbe l'aspetto dell'Imperatore. I suoi stessi occhi lo fissavano e il terrore lo pervase. Non sentì il battito cardiaco accelerare, non sentì i respiri farsi più corti, non sentì il generarsi del sudore provocato dall'angoscia che inondava il suo corpo...non sentì nulla "Tu, Magos Teremus, sei la mia porta per il mondo reale. E tutto inizierà con l'eliminazione di ogni psionico esistente" la dimensione interiore scomparve, tutto si fece buio per un ultimo istante e in seguito ritornò alla realtà, seduto sul Trono d'Oro con l'aspetto dell'Imperatore. Involontariamente reclinò la testa all'indietro e urlò. Il suo grido era acutissimo, i decibel incalcolabili e ogni essere vivente cercò di tapparsi le orecchie. Il piano dell'Imperatore si stava attuando, ogni psionico nel palazzo imperiale morì in un istante, cadendo a terra o con cruente esplosioni. L'urlo continuò a espandersi, raggiunse interi mondi, provocando la morte improvvisa di ogni psionico esistente, umano e non. Interi sistemi vennero colpiti, fino alla propagazione completa in tutta la galassia. Mephiston, Njal, Tigurius, Magnus, Eldrad, Ahriman, i bibliotecari, gli stregoni, i veggenti, i tipi ztrani, gli psionici sanzionati e primaris, i cavalieri grigi, i sacerdoti delle rune, Ezekiel, tutte le creature psioniche Tiranidi...tutti perirono in pochi istanti. L'urlo cessò con la morte dell'ultimo psionico e il corpo dell'Imperatore ritornò alla posizione originaria. L'ultimo senso che gli era rimasto era la vista, nonostante non possedesse neanche gli occhi ora. I Custodes si stavano contorcendo dal dolore e si sentì in colpa. Voleva piangere dalla disperazione, ma lui era solo un ospite in quel corpo decadente, una prigione per lui incontrollabile da cui era impossibile uscire...

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