giovedì 23 agosto 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 7


Ecco a voi il settimo capitolo:

L'Imperatore, figura conosciuta come il salvatore dell'umanità, l'unico che garantisse la sopravvivenza del Genere Umano nella galassia. Ora era di nuovo in circolazione, non più bloccato sul suo trono a sopravvivere rinsecchendosi sempre di più. Era uscito dal Palazzo Imperiale e ora respirava nuovamente l'aria esterna. Mentre esplorava il paesaggio, cercando di capire i cambiamenti avvenuti durante diecimila anni, osservava il suo equipaggiamento, dai servobracci agli altri attrezzi dei servoarnesi. L'ambiente intorno a lui era carico di fede, migliaia, se non milioni, di persone si dirigevano verso il suo palazzo solo per ricevere una benedizione sulla Sacra Terra. La maggior parte di loro proveniva dall'altra parte della galassia e forse molti che provenivano dallo stesso pianeta erano morti durante il tragitto, ma in quei casi si diventava profondamente egoisti e si pensava solo a raggiungere la meta. Innumerevoli piedi calpestavano il terreno sabbioso, entrando nella strada principale sbucando da altre vie più piccole delineate dalle grandi case dello stesso colore chiaro della sabbia e ognuno con lo stemma imperiale. Erano abitazioni semplici, senza una minima decorazione, contrastando in modo netto con la maestosità divina del Palazzo vicino. Ora però non aveva tempo da perdere, doveva completare il piano. La prima parte era avvenuta, inducendo il suo corpo originale a scatenare l'urlo preparato in migliaia d'anni che avrebbe ucciso ogni psionico esistente. Molti individui erano ancora scossi dall'urlo, ma i fedeli più infervorati procedevano senza indugiare, incuranti dei gravi danni all'udito che molto probabilmente avevano. Sinceramente non sapeva cosa fosse successo nel Sanctum Imperialis dopo l'accaduto, sapeva solo che era riuscito a scampare ai Custodes che sicuramente gli avrebbero chiesto spiegazioni. Come presumeva, il porto aerospaziale era rimasto nella stessa posizione. Si appoggiò ad un angolo di un edificio, cercando di non dare nell'occhio, e osservò l'ambiente. Molti mercanti ambulanti vagavano nelle vicinanze per vendere ninnoli inutili spacciati per reliquie, testi benedetti e altre falsità. Centinaia di persone di ogni sesso ed età stavano scendendo dalle navi organizzate per viaggi verso la Terra, controllate subito dopo una a una da guardie imperiali addette al riconoscimento di eventuali traditori, mutanti o xeno con strane forme di travestimento. Uscì dal suo riparo e camminò con disinvoltura fino ad una Fregata, sorvegliata da due squadre di Guardie "Posso esserle utile?" chiese uno dei due sergenti. L'Imperatore si sentì insultato dal tono colloquiale del sergente, ma allo stesso tempo capiva che il corpo del Magos nascondeva la sua vera natura "sì, sergente. Vorrei il comando di questa nave, ho una missione affidatami dal Mechanicus che richiede immediato intervento" "mi dispiace, ma senza un permesso non posso cederle il comando neanche di un caccia" ribatté il sergente alzando le spalle. Usando il suo potere psionico, materializzò nella tasca posteriore della veste un'imitazione di un permesso perfettamente fedele a un originale. Lo estrasse e lo porse all'uomo, il quale spezzò il sigillo in cera, srotolò il foglio e lo lesse attentamente, dopodiché annuì "le serve un equipaggio per caso?" l'Imperatore scosse la testa "avrò tutto ciò che mi serve quando raggiungerò Marte" il sergente annuì nuovamente e fece spostare le truppe per permettere il passaggio, infine fece aprire il portellone della Fregata. L'Imperatore entrò dentro e senza degnare di uno sguardo le guardie, richiuse il portellone e andò nella sala comandi. Accese i motori, attivò tutte le funzioni della nave e si sedette sul sedile del comandante. Impostò la destinazione su Marte e partì. La Fregata si sollevò in aria, sollevando grandi quantità di sabbia e polvere nella zona circostante, dopodiché si alzò ancora di quota e accelerò, dirigendosi verso la destinazione. L'Imperatore sorrise con labbra non sue, compiaciuto di poter continuare il suo Grande Piano.

Khartoz osservava la sua nuova arma di distruzione, il Kalpezta Tonante. Esplorando i magazzini dei Manufactorum Imperiali, avevano trovato una delle più, a detta loro, "peztoze kreazioni di ometti", comunemente conosciuto come titano Warlord. Ovviamente il Grande Mek che ne aveva preso possesso aveva fatto qualche ritocco. Voleva renderlo allo stesso tempo al miglior modo zpakkozo e zparozo, perciò aveva ordinato ai ragazzi di staccare le armi del titano, in qualsiasi modo se necessario, e in seguito di avvicinare con le gru "i zuperzpara grozzizzimi rotellozi" e "i grozzi pugni zpakka-tutto". Il Grande Mek, che prendeva il nome di Rutzo, aveva personalmente attaccato le armi al carapace e alle spalle del titano arrivando addirittura ad utilizzare uno Zkotta per saldare i metalli e dopo aveva personalizzato il tutto aggiungendo simboli orkezki e una mascella orkezka ottenuta prendendo a furiose martellate un'enorme lastra di plastacciaio. Era ritenuto un folle persino per gli standard comportamentali degli orki ed aveva inaugurato la creazione del Kalpezta Tonante sparando per tutto il Manufactorum e con la pessima mira degli Orki e la qualità delle loro armi, era riuscito ad uccidere ben sette ragazzi, tre guaztatori e a farsi saltare in aria un mano. Un Dok era arrivato pronto a soccorrerlo, ma con dosi sbagliate e medicinali contrastanti, aveva peggiorato la situazione costringendo l'amputazione del braccio.
Khartoz si voltò. Rutzo, per caso arrivato di fianco a lui "Kapo? Devo moztrare kreazione nuovizzima. Fatta kon koze di omi" Khartoz fu rallegrato dal fatto che, nonostante la mancanza di un braccio, riuscisse ancora a creare cose che aumentassero la sua gioia di combattere. Fu guidato dal Grande Mek fino ad un altra ala del magazzino, imbattendosi in una meraviglia che gli fece quasi brillare gli occhi, o meglio l'occhio dato che uno era bionico "Kuakko aiutato me kreare Il Fulmine Verde" si chiamava così la loro ultima creazione, una zkatola di morte che al posto di tutte quelle braccia aveva solo due cose: due cannoni apocalisse saldati sempre con gli Zkotta "noi no zapere kome kannoni Necron fare Fulmini Verdi, noi zolo zkiacciare koza e kozo zpara" i cannoni erano stati ridipinti dello stesso colore grigio della zkatola, Khartoz era entusiasta del lavoro fatto "e mentre kombattere io poi moztrare nuo-" il resto della frase fu coperto dal rumore assordante dall'accensione degli allarmi del Manufactorum e tutti i display sui muri si accesero mostrando delle figure in armatura barocca avvicinarsi con passo lento "fortezza di omi da noztra parte!" esclamò Khartoz "fortezza avvertito di zpesz marinzi kui. Ke bello, noi provare nuove koze di Orki" il Gran Kapoguerra corse più velocemente che poteva per uscire dal Manufactorum "pekkato zolo per orki ztrani, tutti kaduti giù prima. Kizzà, forze tanto ztanki" disse lui tra sé e sé. Fuori dall'edificio lo aspettava il suo oceano verde, insieme a miriadi di nuove creazioni frutto dell'unione tra tecnologia orkeska e umana oppure tecnologia orkeska e necron. Nel primo caso le cose erano più semplici, le tecnologie se non per aspetto e qualità non differivano di molto, ma nel secondo caso l'unico modo per utilizzare le armi aliene era di unire letteralmente gli armamenti necron con gli scafi dei veicoli orkeski. Khartoz urlò al cielo un Waaagh!!! appena vide all'orizzonte gli space marine del caos avvicinarsi, scatenando la partecipazione degli orki a punto tale che un ragazzo prese per le spalle quello a fianco e gli tirò una craniata talmente forte da ucciderlo. La carica iniziò, le urla si fecero ancora più forti, i motori sbuffarono fumo nero, le armi caricate e gli Orki sempre più uniti stavano diventando una letale minaccia.

Avelor era traumatizzato. Un attimo stava intrattenendo un acceso discorso con il Capo Stregone Mephiston, poi ci fu l'urlo. Avelor si era dovuto appoggiare al muro per non cadere, ma Mephiston morì. Cadde a terra urlante, cercando di non sentire l'urlo che lo stava straziando, gli occhi si incendiarono di fuoco blu e le carni si lacerarono. Alla fine del Signore della Morte rimase solo il corpo sanguinante riverso a terra, privo di vita. Avelor aveva sentito la notizia che tutti i Cavalieri Grigi erano morti per l'effetto dell'urlo e quindi la loro vittoria sarebbe stata ancora più facile, ma nella mente dell'Astartes trovava posto solo la l'orribile e nitida immagine della morte di Mephiston davanti ai suoi occhi. In suo onore aveva ridipinto il maglio potenziato affinché assomigliasse ad una mano scheletrica e dopo ci aveva inciso una frase "che il tuo spirito possa rivivere in questo maglio e mi dia il potere di distruggere i seguaci del falso imperatore". Avelor era in piedi su un'altura, la sua imponenza torreggiava su tutti i componenti della sua squadra. Marius lo guardò un attimo e lui indicò un Dreadnought Contemptor dei Custodes mai visto prima "uccidilo" disse solo Avelor, e Marius si lanciò dall'altura volando verso il bersaglio con l'utilizzo dei reattori dorsali. Diede un bersaglio specifico ad ogni suo sottoposto, poi rimase solo a cercare un nemico per se. Alla fine scelse una squadra di Custodes Terminator e scese fino in pianura attutendo la caduta con un colpo micidiale del suo maglio, addirittura stoppando del tutto la discesa. Avelor si diresse verso il suo nemico.

Marius arrivò in picchiata sul Dreadnought colpendolo con gli artigli fulmine con potenza immane. Il venerabile guerriero indietreggiò di un passo e si voltò verso Marius, preparando i due magli al combattimento contro di lui. Marius attaccò per primo, sferrando colpi ripetuti con gli artigli e schivando il dreadnought che reagiva. Puntò al braccio sinistro cercando di strappare via almeno la parte principale del maglio, ma il contemptor lo afferrò con l'altro braccio e con quello preso di mira precedentemente strappò il reattore dorsale all'Astartes. Lo inchiodò a terra, schiacciandolo sempre di più "che tu sia ucciso per mano di Khorne. Chi sei?" il contemptor emise lunghi respiri meccanici, poi rispose "io sono il tuo assassino, io sono colui che porterà fine al Caos, io sono un guerriero antico di millenni, io...sono Hoolis".

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