lunedì 3 settembre 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 8


Era da un po' che non postavo un capitolo de La Fine della Galassia, perciò eccolo qui:

Roona trapassò il petto di un Eldar, lasciandolo cadere a terra. Il combattimento finale tra le due razze era iniziato con l'invasione degli Arcamondi e Roona, come sempre, aveva abbandonato il gruppo per agire solitaria. Lei era stata mandata su Biel-Tan e stava trovando insopportabile tutto quel bianco splendente intorno a lei. I palazzi dalle forme sinuose quasi rivaleggiavano in altezza con quelli di Commorragh e tanto in cielo quanto a terra, infuriava la guerra. Nelle larghe strade dell'Arcamondo si trovò ad uccidere decine su decine di Guerrieri d'Aspetto mentre aspettava nuovi ordini. Si lanciò in un vicolo nascondendosi ai nemici, riprendendo fiato seduta in una rientranza. Era affaticata, sapeva che da sola era tutto più difficile, ma non voleva il minimo aiuto. Si rialzò convinta di potercela fare e si inerpicò su uno di quei palazzi dalla forma strana e ricurva. Arrivò su un punto abbastanza alto da vedere meglio ciò che accadeva in aria e vide caccia spararsi con furia inaudita, velivoli e aeromobili esplodere in mille pezzi e schiantarsi ed equipaggi tentare di salvarsi.
Una Lancia Fulgente la notò e sfrecciò per ucciderla. Schivò il colpo della sua arma spostandosi verso sinistra e si agganciò alla moto conficcandoci la lancia. Per qualche secondo cercò di trovare l'equilibrio e appena ci riuscì tentò di uccidere il Guerriero d'Aspetto. Quest'ultimo si voltò e la colpì in faccia con il manico della sua arma, provocandole un emorragia al naso "sporco bastardo" per un attimo guardò sotto di lei, vide uno spazio immenso separarla da terra e un po' di paura la invase. Fu riportata al combattimento quando la moto andò in picchiata. Il pilota si girò completamente e la attaccò, ma lei parò e roteando la lancia, tagliò il suo avversario a livello dello zigomo. Egli la guardò con disprezzo e riprese i suoi attacchi. La moto continuava ad abbassarsi di quota a velocità incredibile e l'aria scuoteva i capelli di entrambi, ma lei li aveva all'indietro mentre lui aveva tutto il volto ingombrato. L'Eldar effettuò un affondo, penetrandola nel fianco e dovette reggersi allo scafo della moto per non cadere. Resistendo al dolore affondò la lancia nel volto del suo nemico e appena la sfilò, il corpo dell'Eldar volò all'indietro sbalzandola via dalla moto. La moto volteggiò in aria prima di schiantarsi ed esplodere contro uno dei soliti edifici bianchi di quell'Arcamondo.
Si ritrovò completamente nel vuoto, l'unica cosa vicina a lei era il cadavere della Lancia Fulgente e il suo sguardo si spostò ovunque in cerca di un punto d'appiglio per evitare la morte. Sotto di lei si trovavano alcuni edifici il cui utilizzo era ignoto a Roona, ma le importava solo poterli sfruttare per salvarsi. Afferrò con la mano libera il cadavere e lo spostò sotto di lei, poi si schiantarono contro un o dei tetti estremamente lisci, sfondandolo. Il pavimento si crepò, ma la caduta era finalmente finita. Non era in grado di vedere nulla, ma era un suo problema e non dell'ambiente che la circondava. Provava un dolore immenso, incomparabile con quello provato con quello provocato dall'affondo al fianco. Sentiva fitte insopportabili alle gambe, ma la vista si ostinava a non tornare. Non si arrese e tastò tutto ciò che si trovava intorno a lei. Riconobbe il cadavere ancora sotto di lei perciò si sposto di lato, finendo a contatto con il pavimento. Toccò l'ambiente intorno, non notando alcunché di strano. Analizzò la situazione, considerando che probabilmente in quell'edificio non vi si trovava nessuno, altrimenti sarebbero sicuramente già accorsi per controllare. Finalmente la vista iniziò a tornare, consentendogli di vedere una stanza ben illuminata e piena di scatole. Non si preoccupò di cosa ci fosse dentro e si mise lentamente in piedi, recuperando ad altrettanta velocità la vista. Il dolore fu eccessivo e precipitò nuovamente sul pavimento, dolorante e con una smorfia sul volto “maledizione, non posso andare da nessuna parte così” disse tra sé e sé. Posò la schiena sul muro ricurvo e strisciò fino a raggiungere la porta color panna come tutti i muri. Era stranamente aperta e ne approfittò per continuare a strisciare e proseguire verso l'esterno. Fuori dalla stanza c'era un'ascensore cilindrico con i vetri trasparenti. Sapeva perfettamente che se fosse scesa al piano terra e avesse incontrato un nemico, sarebbe morta sicuramente perché era ancora incapace di difendersi, perciò rimase lì in attesa che il dolore calasse, ma invano. Sentì la gamba sinistra gonfiarsi e pulsare con vigore. La sua pelle candida virò verso il blu-violaceo e capì una volta per tutte che la gamba era rotta. Sferrò un pugno per terra per la rabbia di non poter proseguire. Provò la sua ultima speranza, afferrando una fiala di droga da combattimento e iniettandosela tutta in corpo. Il liquido fluì dentro di lei, mostrando immediatamente i propri effetti, consentendole d sentire di meno il dolore e di alzarsi senza gravi conseguenze. Entrò dentro l'ascensore e premette l'ultimo tasto, speranzosa che fosse quello per andare al piano terra, poi l'abitacolo si mosse. Impugnò ferreamente la lancia e si preparò a combattere.

L'Imperatore era seduto ad una scrivania con sopra un cumulo di fogli riguardanti i vari progetti delle tecnologie adottate dall'Imperium. Scrutava i fogli, alla ricerca di ogni cosa che gli potesse essere utile. L'epoca in cui il progresso era inesistente sarebbe finita grazie a lui, facendo posto ad una in cui il Warp non avrebbe fatto più paura, in cui l'unico utilizzo di esso sarebbe stato il viaggio interstellare, ma con degli scudi Gellar che avrebbero fermato ogni sorta di attacco da parte delle creature demoniache. Avrebbe posto fine all'esistenza dell'Occhio del Terrore e del Maelstrom in qualche modo e i poteri perniciosi avrebbero finito di esercitare la loro oscura influenza. Prese in mano i dati degli scudi Gellar, osservandone la costruzione, la manutenzione e i materiali. Prese nota a mano su un foglio di tutte le informazioni a lui utili, poi prese i dati riguardanti le armi in dotazione alla Guardia Imperiale e all'Adeptus Astartes, cercando di trovare un nesso per poter applicare la tecnologia Gellar nelle armi comuni. Afferrò con un servobraccio un contenitore con dentro piccoli meccanismi e circuiti. Prese alcuni pezzi, li smontò e in seguito li modificò e rimontò grazie ai servoarnesi. Creò una riproduzione in scala di uno scudo Gellar e lo attivò. Tra i due punti di generazione comparve uno schermo lucente e trasparente. Piccole scariche elettriche si diramavano dal congegno, fortunatamente innocue, segno che il suo era comunque un lavoro fatto in breve tempo e che quindi la sua stabilità era precaria. Prese la pistola requiem che portava alla cintola e ne estrasse un proiettile, per poi applicarci la riproduzione dello scudo Gellar. Saldò i due componenti con un minuzioso utilizzo della fresa plasma, evitando l'esplosione del proiettile e una saldatura grossolana, infine osservò il suo risultato. Lo schermo lucente ricopriva perfettamente il proiettile e lui intuì che se fosse stato sparato contro un demone o un eretico, egli sarebbe stato incapace di difendersi e sarebbe stato ferito. L'Imperatore sorrise, aveva trovato una tecnologia in grado di sconfiggere immediatamente i seguaci del Caos, ma ora voleva di più. Voleva passare ad una tecnologia che potesse eliminare il nemico e impedirgli di tornare e per questo doveva analizzare i documenti sul viaggio Warp e tutto ciò che lo riguardava. Riposizionò la lampada per sfruttare al meglio la sua fioca luce e dopo s'immerse nuovamente nei suoi studi, pronto a creare le armi che avrebbero portato l'Umanità al primo, e unico, posto.

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