giovedì 25 ottobre 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 12



Ecco qui un altro capitolo della Fine della Galassia. Adesso metterò il link anche sul forum, dove troverete anche quelli agli altri capitoli. Avverto che questo capitolo è molto lungo e farò una cosa. Pubblicherò tutti i capitoli che mancano all'appello entro domani, programmando l'ora di uscita.


L'Imperatore osservava lo schermo della piccola lavagna dati che portava nella mano. Seduto su una sedia davanti alla scrivania, scorse i dati di tutti i quantitativi della produzione del Mechanicus, mentre dall'esterno provenivano rumori d'ingranaggi e pistoni. Alzò gli occhi e osservò il paesaggio marziano dall'oblò presente nella sua camera. Era affascinato da ciò che vedeva, un mondo completamente dedito al loro lavoro senza un attimo di pausa. Sul secco suolo arancione si estendevano innumerevoli forge di immensa grandezza, con grandi colonne che espellevano fumo grigio e nero e le sfumature di rosso e giallo che illuminavano il paesaggio. Era notte e le luci avevano ancora più effetto. Costantemente si vedevano uscire artefatti del Mechanicus dirigersi verso i santuari, vetusti luoghi dallo stile gotico in cui venivano effettuati gli insoliti rituali per la calma dello Spirito Macchina e la benedizione di esso. In seguito tutto veniva portato negli enormi magazzini, complessi dalla grandezza inquantificabile in cui ogni cosa veniva riposta e mantenuta. Ma le cose più titaniche erano i complessi alveare come quelli dove si trovava lui ora, luoghi alti migliaia di chilometri dove risedevano tutti i Tecnopreti e i miliardi di Servitori. Marte era un pianeta di numeri immensi, dalle grandezze alle quantità, regno della pura tecnologia. Tolse lo sguardo dal paesaggio e ritornò a porre la sua concentrazione sulla lavagna dati. Arrivò fino alla produzione di difese planetarie, da mastodontici cannoni in grado di abbattere navi stellari a semplici difese presenti negli edifici. Comparò la quantità di esse rispetto a quella di molte altre cose, notando che i numeri erano nettamente diversi. Le difese planetarie avevano una bassissima produzione e non aveva idea del motivo. La loro epoca non poteva permettersi pianeti con poche difese, soprattutto quelli importanti come Marte, quindi non comprendeva lo scopo di tutto ciò. Era insospettito, doveva sapere di più e il suo grado gli avrebbe garantito qualsiasi informazione.
Ripose la lavagna dati in un cassetto e mise la pistola requiem nella fondina appesa alla cintola di pelle. Si sistemò la veste e si mise il cappuccio nascondendo bene il volto, poi uscì dalla sua stanza. Fuori c'erano poche persone, gironzolanti con documenti o lavagne dati tra le mani e impegnati nell'esaminare, studiare, ragionare di molte cose. Gli unici rumori che si sentivano erano i passi dei tecnopreti e dei servitori e gli sbuffanti organi artificiali di entrambi. Scese tante rampe di scale, prestando continuamente attenzione a causa della scarsa luce donata dalle lampade coniche. Uscì dall'alveare, respirando un'aria completamente diversa. Anche l'aria esterna era inquinata a causa dei fumi, ma i polmoni artificiali risolvevano tutto mentre un uomo normale non avrebbe dovuto aspettare molto prima di avere un tumore con probabili metastasi. Però preferiva l'aria esterna a quella interna, la quale mentre camminava verso una delle forge, gli venne da descriverla come malsana, dall'odore malato. Non c'erano strade su Marte, quindi neanche lampioni ad illuminarle, perciò fu costretto ad accendere la fresa plasma per ottenere una sorta di torcia. Il suolo emetteva piccoli scricchiolii ad ogni suo passo, ma era solo un fievole rumore in confronto al rombo prodotto dalle forge. Arrivò ad una di esse e prima di entrarci aspettò che uscisse un Hellhound nuovo di zecca. L'ampio spazio d'entrata era ampiamente illuminato da sirene arancioni che facevano risplendere i suoi servoarnesi e rendevano più sgargiante la sua veste. Camminò fino a superare il corridoio e finire dentro lo spazio principale della forgia. Macchinari dotati di decine di servobracci estraevano metallo fuso da giganteschi calderoni, posizionandoli in ampi banchi dove i tecno-preti lo modellavano, lo raffreddavano, lo scaldavano di nuovo, ottenendo alla fine tutti i componenti necessari alla costruzione di veicoli e armi. In quasi tutte le altre forge il lavoro era automatizzato, ma in quella si riunivano i tecno-preti dediti al lavoro manuale. Alcuni si erano pure costruiti tutte le proprie protesi bioniche, i servoarnesi e ogni loro servitore. Si diresse verso uno di loro "tecno-prete, ho bisogno di informazioni" l'uomo, se così si poteva ancora chiamare, si girò e spalancò gli occhi "Teremus, mi complimento con te. Il tuo estremo collegamento con l'Omnissia ti ha portato alla promozione a Fabricator Locum" l'Imperatore non capì perché gli stesse parlando senza formalità "preferirei che mi parlasse formalmente"
"Teremus, non mi riconosci?" all'Imperatore sembrava un tecnoprete come altri, ma probabilmente conosceva il vero Teremus. Doveva fingere, cercando di risultare il più naturale possibile, anche se con quel corpo aveva poca esperienza "aaah, scusa. Per un attimo le luci della forgia ti hanno fatto sembrare diverso ai miei occhi. Potresti darmi delle informazioni?" Il tecnoprete annuì "ho notato che la produzione di difese planetarie ha quantitativi scarsissimi. Mi sapresti dare una spiegazione?" il suo interlocutore afferrò una lavagna dati dal banco di lavoro e la accese. Era sporchissima e dovette rimuovere tutta la fuliggine dalla superficie dello schermo prima di poter vedere qualcosa. Le uniche informazioni a disposizione di un tecnoprete che non fosse un Fabricator erano i dati sulla produzione della loro forgia nell'ultimo mese terrestre. Scorse l'elenco fino alle difese planetarie, sbalordendosi di quello che aveva davanti agli occhi "hai proprio ragione. So che avrai notato la cosa più di me perché hai a disposizione più dati di me, ma noto che la produzione è bassissima, teoricamente vengono prodotti almeno una decina di migliaia di elementi in più. In effetti, devo ammettere che gli ordini sono stati pochissimi in questi tempi, ma durante la tua assenza non c'è stato alcuna ordinanza pubblica che facesse diminuire la produzione di difese planetarie. Potresti provare a parlare con gli operatori delle connessioni. Come ben sai, lì oltre alle comunicazioni vox ci sono tutti i coordinamenti delle difese di Marte"
"Perfetto, ti ringrazio di tutto. Ora vado dagli operatori, buon lavoro" l'Imperatore si voltò e ritorno nell'ampio corridoio illuminato dalle sirene, per poi uscire nuovamente in mezzo alla notte.

Lo trovava strano, Teremus non si comportava così solitamente. Era troppo rigido, come se non lo conoscesse. Infatti, sembrava non sapere il suo nome e per giustificarsi aveva detto che la luce della forgia non gli aveva permesso di riconoscerlo subito. Tra le funzioni degli occhi bionici c'erano anche filtri di ogni genere per la luce, per adattarsi subito e non essere mai accecato, ma Teremus sembrava non esserne dotato, o forse era una scusa. No, come poteva sospettare di uno che considerava amico? Eppure Teremus e Hastor avevano collaborato in molti lavori e si vedevano anche per lo studio dei progetti, quindi non capiva come potesse non ricordare "Servitori A0063 e B65K3, io mi devo assentare un attimo. Sostituitemi voi mentre non ci sono" i semi-automi memorizzarono i propri comandi e si misero al lavoro, e quando si fu accertato che effettuassero tutto al meglio uscì anch'egli dalla forgia. Doveva seguirlo.

Non sapeva minimamente dove fosse il centro comunicazioni, ma doveva immediatamente trovarlo altrimenti la situazione sarebbe potuta peggiorare. Dedusse che il lontano edificio con una grande parabola e svariate antenne, in mezzo al complesso industriale, fosse il luogo che cercava quindi si diresse lì. Dentro al complesso industriale il silenzio dominava tutto. Un brivido percorse la sua schiena metallica, anche se non era causato dal freddo. In quell'area il terreno era asfaltato, probabilmente per non rovinare i veicoli che passavano di lì. Iniziò a sentirsi stanco e sbuffò, ma riteneva assolutamente necessario saperne di più. Si fermò, aveva sentito dei passi. Si girò guardando dietro di sé, ma vide solo gli edifici, nulla di vivo. Pensò che la stanchezza iniziava a fargli brutti scherzi e continuò per la sua strada arrivando al luminoso centro comunicazioni. Salì le metalliche scale esterne, poi percorse un lungo ponte dello stesso materiale fino a raggiungere la porta sul retro dell'edificio. Estrasse il pass che gli era stato donato al momento della sua promozione e lo inserì nella fessura apposita "Fabricator Locum Teremus, accesso consentito. Benvenuto nel Centro Comunicazioni" disse una voce automatizzata dall'altoparlante. Prima di entrare osservò di nuovo il percorso da lui seguito, ma non notò nulla di strano. Sicuramente era stata solo la sua immaginazione.

Per fortuna non l'aveva scoperto. Aveva percorso poca strada da quando era uscito dalla forgia, ma aveva comunque dovuto correre per poter diminuire le distanze. Si era persino dovuto buttare all'indietro per non essere scoperto quando si era voltato, riuscendo fortunatamente ad atterrare senza produrre alcun suono. Quando si fu assicurato che avesse ricominciato a camminare per la sua strada, lui riprese a seguirlo. Sembrava spaesato, quasi non avesse mai visitato il centro comunicazioni o non avesse mai percorso la strada per arrivarci. Continuava a non convincerlo, sempre di più notava i comportamenti di un estraneo, uno che non era mai stato su Marte. Era impossibile che il ristretto lasso di tempo passato sulla Terra gli avesse fatto dimenticare tutto. Ma questo comunque volgeva a suo vantaggio, non ci sarebbe voluto molto prima che i piani affidatagli fossero portati a compimento. Prese il vox dalla tasca e aprì un collegamento su un canale sicuro "Rajal, come procedono i preparativi?"
"strano che tu me lo chieda adesso, ma non importa. Le macchine sono quasi completate e i rituali sono iniziati" disse la voce dall'altra parte.
"e i Titani?" Rajal rise nel sentire quella domanda.
"tranquillo Hastor, sono in fase di assemblaggio. Abbiamo modificato i Titani in modo che rispecchino i nostri...canoni, e poi ne avremo pronte due intere Legioni"
"avete già trovato i Princeps e i Moderati per comandarli"
"certamente, li abbiamo persuasi in modo molto efficiente e ora oltre ai tecnopreti addetti alle armi, abbiamo anche i comandanti. Sarà il Titano Imperatore Ìsychi Nýchta a guidare l'attacco"
"bene, la vittoria sarà nostra. Chiudo qui la comunicazione, per Loro"
"per Loro" poi il collegamento venne interrotto e riprese la sua indagine.

L'Imperatore fu preso sotto tiro dagli sguardi scrutatori dei Lexmechanic, il rango dei tecnopreti addetti ai computer e all'analisi dei dati "non guardatemi in questo modo Lexmechanic" tutti immediatamente ritornarono al loro lavoro, tranne uno che resto a guardarlo "Fabricator Teremus, mi permetto di distinguermi con il mio grado di Logis. Il mio nome è Rasvus, e comando le operazioni in questo posto" egli disse con un inchino "ho bisogno di informazioni Logis. Informazioni sulle difese planetarie" la palpebra dell'occhio non bionico del Logis si abbassò leggermente, mostrando preoccupazione nel suo animo "non volevamo dirlo a tutti per non provocare timore nel resto del Mechanicus, ma abbiamo riscontrato dei problemi nel nostro sistema di difesa planetario e in tutti i nostri computer"
"che genere di problemi?"
"qualcosa sembra rallentare i sistemi operativi dei nostri computer, i vox aprono le comunicazioni in tempo maggiore rispetto alla norma e le difese planetarie non rispondono sempre ai nostri comandi" l'Imperatore fu turbato dalle affermazioni del Logis. Non era solo una diminuzione della produzione, ma anche un problema interno ai loro sistemi. Un complotto sarebbe stato una conclusione affrettata, forse i due eventi non erano necessariamente collegati, anche se una coincidenza simile sarebbe stata altamente improbabile "i rallentamenti del sistema operativo riguardano i movimenti dei cursori o nei processi dei programmi?"
"entrambi. Il collegamento neuronale ai cursori è più lento ed essi vengono mossi a velocità più bassa. Inoltre quando apriamo dei programmi per analisi dei dati, calcoli o qualsiasi altro programma a noi utile per il nostro lavoro, l'apertura di essi e il funzionamento è rallentato in modo impressionante"
"E mi approfondisca il problema delle difese"
"oltre al rallentamento dei comandi, non sempre le difese reagiscono ad essi e quindi la metà delle volte restano inattive"
"mmm...avrebbe dovuto avvertire prima Logis Rasvus. Sarebbe stato possibile intervenire prima e forse avremmo già risolto il problema" gli unici rumori dentro la stanza erano i battiti dei tasti e il ronzio dei processori dei computer e la conversazione tra i due sembrava ancora più distaccata "non intendevo creare preoccupazioni, forse avremmo trovato una soluzione e così nessuno si sarebbe spaventato" l'Imperatore scosse la testa "non tollererò più azioni del genere, eventuali malfunzionamenti nei sistemi devono essere segnalati. Contattate un Magos Logis per avere una consulenza più appropriata, io ho altre questioni da sbrigare" Rasvus annuì e ritornò al suo lavoro, anche se rallentato.
L'Imperatore aprì la porta e uscì, immergendosi di nuovo nelle lande polverose illuminate dal fuoco delle forge. S'incamminò verso la sua stanza e nel frattempo pensò. Tutto ciò lo insospettiva, non riusciva a pensare che fosse una coincidenza. Un Magos Logis avrebbe avuto più probabilità di successo con quei malfunzionamenti, mentre lui si sarebbe consultato con il Fabricator General il giorno seguente per vedere se egli fosse a conoscenza di tutto ciò.
Improvvisamente sentì di nuovo dei passi, questa volta non poteva essere la sua immaginazione. Si girò di scatto, senza lasciare tempo al possibile pedinatore di nascondersi. Era un tecnoprete, e immediatamente pensò di essersi sbagliato sul suo conto, ma quello iniziò a correre via. Non poteva lasciarlo scappare, forse centrava qualcosa con i recenti avvenimenti, perciò lo inseguì. Il cuore bio-ingegnerizzato iniziò a pompare il sangue modificato, consentendogli di correre senza sentire minimamente la fatica della corsa. Il tecnoprete sparì dalla sua vista appena prese un'altra strada, ma l'Imperatore ritornò a vederlo appena entrò anch'egli in quella via. Era veloce, sicuramente più veloce di lui che aveva sulla schiena i servoarnesi a differenza del tecnoprete che possedeva solo un servobraccio. Mosse la fresa plasma verso il suo bersaglio e sparò, ma la corsa gli impedì di mirare al meglio e il colpo mancò clamorosamente andando a fondere una parte di asfalto. Sparò ancora un colpo, questa volta andando a bruciare una parte della veste del tecnoprete, il quale rallentò un momento per spegnere la fiamma scaturita dandogli il tempo di guadagnare terreno. L'aveva quasi raggiunto, quando imboccò una strettoia che i servoarnesi gli impedivano di oltrepassare. Tentò l'impossibile e fece il giro dell'edificio, ma quando arrivò dall'altra parte non c'era più traccia del tecnoprete. Sferrò un pugno a un muro per la rabbia, crepandolo a causa del metallo di cui era costituita la mano. Si sentì profondamente frustrato e ingannato. Se avesse avuto la coscienza pulita non avrebbe avuto motivo di scappare, ma lo aveva fatto e prima lo stava pure seguendo. Era convinto che fosse coinvolto nei malfunzionamenti, ma ora doveva ritrovarlo e non sarebbe stato facile. Tra il turbine di rabbia e frustrazione, solo una frase vorticava nella sua mente: il nemico è all'interno.

L'aveva finalmente seminato entrando in uno spazio in cui non poteva raggiungerlo, e ora stava tornando di corsa alla forgia. Sicuramente aveva scoperto l'esistenza di malfunzionamenti e quindi ora rappresentava ancor di più una scocciatura. L'unico modo era convincere Teremus a passare dalla loro parte, altrimenti avrebbe dovuto ucciderlo. Il loro piano non doveva essere compromesso, altrimenti tutto sarebbe stato vano.
Successivamente arrivò alla forgia e riprese il comando della sua postazione, congedando i servitori. Riaprì la comunicazione vox di prima "ha scoperto i malfunzionamenti, dobbiamo anticipare l'arrivo delle navi dei Magos Explorator alleati" per qualche secondo ci fu un ronzio di sottofondo, poi rispose "bastardo, sta diventando una palla al piede questo Teremus. Un giorno mi spiegherai perché ci tieni tanto a portarlo dalla nostra parte" esitò a rispondere "la sua mente è aperta ai cambiamenti, è forte e se volesse potrebbe comandarci con efficienza straordinaria. Abbiamo bisogno di lui...il Mechanicum Oscuro ha bisogno di lui".

L'Imperatore si svegliò, la luce del Sole penetrava nella sua stanza e andava a colpire la sedia su cui era seduto. Qualcuno bussò alla porta, accanto a lui. Si alzò e aprì, ritrovandosi davanti agli occhi un Servitore dal volto per metà metallico e un servobraccio con trivella "Fabricator Locum Teremus, è convocato davanti al palazzo del Fabricator General. Egli sta partendo per il Consiglio dei Sommi Signori della Terra e vuole che lei sia al suo fianco" disse la voce roca del vox posizionato al posto della bocca "certamente, sono onorato. Gli comunichi che lo raggiungerò appena possibile" "affermativo" il Servitore ritornò sui suoi passi e lui richiuse la porta. Recuperò la lavagna dati, infilandola in una tasca interna della veste, poi prese i progetti delle armi Relegatrici e Gellar e li tenette in mano. Uscì e si diresse verso il palazzo del Fabricator General, pensieroso al fatto di vedere chi erano gli altri undici individui che comandavano l'Imperium al posto suo. Ma soprattutto doveva mettersi in contatto con il Sommo Maestro degli Assassini, così avrebbe potuto far uccidere i traditori presenti all'interno del sistema e forse avrebbe potuto accelerare il suo passaggio di grado a capo del Mechanicus. Avrebbe persuaso il Sommo Maestro con tecnologie promettenti per i suoi assassini, e così avrebbe fatto con le rispettive categorie dei vari Sommi Signori della Terra. Tutti sarebbero stati riportati al lume della ragione, creando la Seconda Era della Tecnologia e dell'Imperium, portando l'espansione dei domini umani nuovamente a livelli impensabili, anche superiori a quelli raggiunti prima del tradimento di Horus. Il Caos sarebbe stato eliminato dallo spazio reale e tenuto a bloccato nel Warp e gli Xenos sarebbero morti venendo relegati nella stessa dimensione del Caos. Il Warp sarebbe diventato una prigione, mentre lo spazio reale un enorme paradiso per l'Uomo. Quello era l'obiettivo del suo Grande Piano, ma i metodi con cui raggiungerlo erano cambiati rispetto a dieci mila anni prima. Era talmente immerso nei suoi ragionamenti che senza neanche accorgersene era già arrivato. Di fronte a lui il Fabricator General, appena davanti ad una Cannoniera Thunderhawk con solo qualche decorazione arancione e il simbolo del Mechanicus per distinguerla come appartenente a tale "non useremo un Trasporto Thunderhawk?" chiese curioso l'Imperatore "no Teremus, i passeggeri siamo solo io, te e una ventina di Servitori, quindi ci è possibile viaggiare armati per essere prudenti" l'Imperatore annuì, cercando di abituarsi di più al nome con cui veniva chiamato. Il Fabricator General fece un cenno con il capo e l'Imperatore si affrettò a seguirlo dentro il velivolo, preparandosi al Consiglio dei Sommi Signori della Terra.

"avete montato le nuove armi forniteci dai Sistemi di Produzione Modulare?" chiese un Magos Explorator "affermativo, signore" rispose un Servitore "perfetto, mandate agli altoparlanti la comunicazione che ho preparato prima, manca solo un giorno terrestre all'arrivo su Marte" i Servitori lì presenti se ne andarono e lui rimase solo sul ponte di comando della nave, a osservare il flusso confuso e irregolare del Warp che avvolgeva la sua nave come tutte quelle delle spedizioni come la sua. Dopo un tempo piuttosto ragionevole erano riusciti a trovare nuovi SPM, i quali avevano permesso loro di installare nuovi armamenti sulle navi e creare nuovi veicoli, armi e armature "voglio ricordare ogni avvenimento di questa missione storica, cosicché gli Dei Oscuri possano sapere i momenti precisi in cui abbiamo compiuto le più empie delle nostre azioni" disse tra sé e sé. il Magos Explorator premette dei tasti sulla console e su un display apparve un countdown. Con un ultimo tasto, lo avviò: -24:00:00.

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