giovedì 25 ottobre 2012

La Fine della Galassia, Capitolo 16




Ecco il capitolo che finalmente introduce i Tiranidi e i Tau in questo racconto.


Un lampo squarciò il buio del pianeta. Le nuvole avevano ricoperto il cielo, coprendo ogni barlume di luce portato dalle due lune. Dei sibili arrivarono dall'alto, sbuffi si manifestarono in mezzo alle nubi, come se qualcosa stesse atterrando. Un altro lampo, un tuono fragoroso e la visione terrificante durata un istante di un'enorme massa di carne viscida nel cielo, diretta a terra. Si udirono degli schianti, qualcosa era veramente atterrato. Gli uomini imbracciarono i fucili a pompa, ignari del loro fato già scritto. I campi di frumento con piante altissime, ancor di più degli uomini, si mossero. Non erano movimenti animali, troppo furtivi. Un altro. Il battito cardiaco accelerò, il buio ancora li avvolgeva venendo sporadicamente interrotto da fulmini mostranti orrori che facevano rimpiangere il buio. Avevano visto qualcosa, non si capiva. Non era bestiame, neanche animali selvatici del loro pianeta. Era qualcosa di estraneo. Uno mosse un passo. Fu l'ultimo. Qualcosa lo afferrò per la testa e lo tirò verso di sé. Un urlo terrorizzante, rumori di rottura, poi di strappo, infine di masticazione. Le forme delle piante intorno a loro si deformavano a causa del terrore piantatosi nella loro testa, assumendo forme di mostri apparsi negli incubi, esseri terrificanti dai ghigni malefici. Un ruggito arrivò da lontano. Era titanico, nessun dannato essere di piccola o media taglia avrebbe potuto emettere quel suono così gutturale e altrettanto spettrale. Un uomo crollò a terra, svenuto a causa del panico e con un attacco di convulsioni in corso. Poi passi. Lenti e pesanti. I civili impugnarono saldamente i fucili, poi videro la fonte del ruggito. Una bestia enorme, alta almeno quattro volte loro si ergeva davanti a loro con quantità innumerevoli di arti dai lunghi artigli. Il mostro da incubo li scrutò con la moltitudine di occhi, ma successivamente non li uccise. Qualcuno trasse un respiro di sollievo, ma erano stupidi. Erano considerate prede troppo piccole, sarebbero morti per altra mano, questo era riconosciuto da più realisti. E così arrivarono. Un'altra bestia, simile ad un drago, una bestia di mitologie antiche della Sacra Terra, ma con escrescenze, molti più denti e un aspetto ancor più angosciante, sganciò dal ventre i loro killer. Essere volanti più piccoli si riversarono su di loro, afferrandoli, portandoli ad alta quota, poi divorandogli la testa o semplicemente buttandoli in enormi buche circolari piene di liquido denso e fumante, mai viste solo pochi minuti prima. I più fortunati si spezzarono le gambe nell'atterraggio e vennero divorati dalle bestie corrispondenti a terra, altri caddero nel liquame che iniziò a scioglierli, corrodendo ogni millimetro del loro corpo in un'atroce agonia e urla di dolore che finivano con lo scioglimento dei polmoni.
Contemporaneamente il paesaggio cambiava e la vegetazione si rinsecchiva e moriva, cedendo il passo a titanici monumenti organici dalla superficie pulsante e viscida e altri abomini alieni. C'era un villaggio su per la collina e in esso un anziano saggio, grande soldato in gioventù e ormai bardo delle vecchie guerre combattute. Mentre la popolazione sprangava ogni apertura delle proprie abitazioni, egli uscì in mezzo alla strada, osservando il cielo pieno di fulmini innaturali e creature discendenti dal cielo. L'anziano pronunciò una sola parola, che in poche lettere riassumeva uno dei più grandi orrori che avesse mai affrontato e a cui era fortunatamente sopravvissuto: "Tiranidi". Nessuno sentì la sua voce, ma non gli importava. Non voleva essere pessimista, ma doveva riconoscere che questa sarebbe stata la loro fine, uccisi da efferati nemici da cui non potevano difendersi in alcun modo. E infine salirono fin da loro. Genoraptor, ricordava che si chiamassero così, saettarono verso di lui con occhi accesi di pura mostruosità e crudeltà, ma proseguirono lasciandolo ad un essere enorme che venne subito dopo. Non ricordò immediatamente il suo nome, ma la fisionomia gli era familiare, un grande leader tra i Tiranidi studiato durante l'addestramento. Ricordava che fosse un Tiranno, ma era unico per le sue quattro lame a lui sconosciute. Improvvisamente gli ritornò in mente e guardandolo pronunciò anche quel nome, quasi chiamandolo. Era il Signore dello Sciame. Intorno al saggio si compiva un massacro di uomini, donne e bambini, ma lui era stregato dal quel Tiranide mastodontico e non riusciva a togliergli gli occhi di dosso. Il Signore dello Sciame mosse leggermente la testa, forse aveva proprio capito che il saggio era l'unico a sapere la loro identità perciò lo uccise di persona trafiggendolo con tutte le quattro osteosciabole e lasciando poi il corpo a terra sanguinante e con le interiora fuoriuscite.
Il massacro continuò, la biomassa si accumulò e l'angoscia terminò con la morte di ogni essere animale e vegetale autoctono. Il Signore dello Sciame aveva compiuto il suo dovere e ora si preparava al prossimo obiettivo...gli Orki.

Il respiro era normale, il battito cardiaco era regolare, tutti i sensi funzionavano alla perfezione. Davanti a sé tutti i dati sull'armatura dentro cui stava, analizzandoli e controllando che fosse tutto a posto. Dopo aver ricontrollato tutto, si guardò intorno, vedendo le sue truppe sedute sui sedili del Kass'l, comunemente conosciuto come Orca. Uno Shas'ui si avvicinò.
"Comandante Shas Monat Os'er, il Kass'l è quasi arrivato a destinazione per l'aggiunta di rinforzi. Vuole già scendere?"
"Sì Shas'ui, tu si che capisci il mio modo di agire"
Poi Os'er si fece aprire il portellone e saltò.
La sua armatura XV9-01 lo rendeva un grande oggetto nel cielo, normalmente avvistabile dai nemici, ma non lui. Aveva grandi conoscenze nella Casta della Terra e tra le varie migliorie fatte alla sua armatura c'era quello di mimetizzazione istantanea. Attualmente appariva come un essere celeste, ma tra poco sarebbe stato sabbioso. Aggiustò la messa a fuoco dell'armatura, visualizzando perfettamente il campo di battaglia anche a quella velocità. La sua razza avanzava creando una potenza di fuoco impareggiabile contro i semplici Be'gel, non sapendo che molti li chiamavano Orki.
A un certo punto accese i reattori, rallentando e mettendosi con i piedi verso il basso per poi atterrare. La battaglia non si fece aspettare e cominciò a sparare con le Cascate a Fusione, armi di cui non adorava il nome, ma che gli fornivano armi termiche molto potenti. Os'er torreggiava su qualsiasi cosa, la sua armatura XV9-01 Hazard era la più grande esistente tra la razza Tau e ci voleva immensa abilità per manovrarla al meglio. Attorno a sé c'erano linee su linee di Guerrieri del Fuoco che guadagnavano terreno sparando in continuazione. Purtroppo il combattimento ravvicinato non era il loro forte e alcuni cadevano sotto la furia degli Orki. Lui però non aveva problemi e se poteva usava l'armatura anche per tirare calci e rovesci con le braccia dotate di cannoni.
Questa volta sparò con i lanciamissili sul carapace, facendo esplodere altri orki rintanati in una trincea a cercare inutilmente di sparare e successivamente ne uccise il Kapo con una pedata in faccia quando cercò di assalirlo per vendicarsi. Scagliò il cadavere contro un suo simile, salvando la vita ad un Esploratore che stava per essere decapitato.
"Squadre Carnivore Kroot, sulle squadre con armi a fiamma! Alacuminate Mal'Kor, avvicinamento alla fanteria volante! Guerrieri del Fuoco, voglio fuoco di soppressione sulle masse più consistenti e granate dentro ai bunker. Le Armature Broadside sparino contro le postazioni fortificate, mentre i modelli Crisis sgomberino le trincee. Voglio che combattano sulla pianura, dove non avranno copertura contro la nostra potenza di fuoco...".
Una raffica di munizioni a fusione si scaricò contro una squadra di Kapi, facendone rimanere solo uno. Egli urlò il suo grido di battaglia e sbatté la sua ascia contro il petto. Sapeva di non potercela fare in uno scontro diretto e quando se lo vide correre goffamente incontro, riprese a sparare. Scaricò tutte le sue armi, dalle Cascate a Fusione, ai Lanciamissili, ma anche se più lentamente continuava a dirigersi verso di lui.
"Zono Kapoguerra e tu ammazzato guardia di me!! Tu muore!!"
Anche se non capì del tutto, afferrò il concetto della frase. Provò il tutto per tutto. Si lanciò contro il kapoguerra, dandogli una forte spallata che lo gettò a terra e gli ammaccò l'armatura. Bloccò il collo con il piede e gli puntò in testa l'arma a fusione, ma quando fu pronto a sparare sentì un sibilo, poi un'esplosione, infine divenne tutto nero per qualche secondo. Quando rinvenne si trovò con i lanciamissili inesistenti, un braccio semi-distrutto e l'altro danneggiato anche se ancora utilizzabile. Le gambe avevano subito grandi danni e il loro controllo era assai difficile. Vide tutte le macerie della sua armatura sparsi lì vicino insieme a quello che restava di un missile di un bombardiere degli Orki. Del Kapoguerra non vi era più traccia, probabilmente era scappato o forse era da qualche altra parte, sinceramente non gli importava.
"centro di controllo, la mia armatura è gravemente danneggiata in seguito ad un missile nemico, ho solo un'arma utilizzabile, le gambe rispondono poco ai comandi e io personalmente non sono nel migliore delle situazioni di salute in questo momento. Chiedo immediata assistenza tecnica".
"affermativo Shas Monat Os'er. Immediato invio di Kos'ver addetti alle riparazioni. La sua posizione è stata individuata, resti lì per un rapido raggiungimento".
"affermativo, chiudo".
Nella zona dove si trovava sembrava essere finita la battaglia. Doveva essere rimasto privo di sensi per un bel po' di tempo perché ora vedeva solo i morti e i feriti che venivano portati via. Rimase in attesa fin quando i Droni arrivarono insieme a membri della Casta della Terra con pezzi di ricambio.
"È una fortuna che avessimo portato pezzi per la XV9. Di solito non ne abbiamo bisogno, ma abbiamo saputo che lei ne indossava un'esemplare perciò ci siamo muniti del necessario. Che armi montava?" disse un giovane dal codino nero.
"un'altra arma come questa che vedete ancora intatta e una coppia di lanciamissili sul carapace. Il sistema di mimetizzazione istantanea è danneggiato, potete ripararlo?"
"purtroppo no. Le armi e i ricambi dell'armatura sì, ma questi sistemi sono altamente specialistici ed è raro trovarli nell'Impero". Os'er annuì e con un cenno fece procedere i due meccanici presenti insieme ai Droni.
"Kais, voglio un Kos'ver qui a saldare" sentì dire da uno.
Mentre facevano il loro lavoro pensò a quel kapoguerra e si decise a trovarlo. Forse poteva risultare una cosa da poco ad altri, ma egli era un suo bersaglio, era sopravvissuto a lui e questo non poteva accedere. Reputava necessario trovarlo...e ucciderlo.

4 commenti:

  1. embhè? finisce così?

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  2. Ho specificato nella pagina degli articoli di background che La fine della Galassia non è stato ancora terminato ;)

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  3. Oggi pubblicherò il capitolo 17 ;)

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