domenica 10 febbraio 2013

Racconto breve di 40k: La Crociata dell'Undicesimo Giudizio



La Crociata dell'Undicesimo Giudizio è l'armata di Malal che ho intenzione di creare, usando per le liste i libri di Horus Heresy, come se fossero tornati ad utilizzare antiche tecnologie dopo la loro conversione, anche se è possibile che in futuro utilizzi anche Imperial Armour volume 10 perché amo tanto le liste con molti Dreadnought.
Spero che vi piaccia.



Accadde tutto diverso tempo fa. Non ricordo quando precisamente, il tempo per me è una cosa relativa, specialmente per il posto in cui passo buona parte del mio tempo. Però ricordo gli eventi di quel giorno come se fossero accaduti un attimo fa.
Ero con la mia compagnia, gli Astartes si muovevano con precisione chirurgica verso l'obiettivo, verso quello che era stato decretato un luogo di culto in cui molti manufatti eretici venivano conservati e adorati. Sbarcammo dalle Thunderhawk o tramite Capsule d'Atterraggio, poggiando successivamente i nostri piedi sulla sabbia rossastra che ricopriva la superficie di quel pianeta. Pura distruzione dilagava su quel mondo. L'ordine non era un concetto conosciuto in quel posto desolato. Grandi edifici erano semidistrutti, in fiamme, fumanti e in procinto di crollare più di quanto non l'avessero già fatto, andando a rafforzare la pila immensa di macerie che con i suoi impatti e insieme al fumo, creava una fitta coltre di polvere per tutto il paesaggio circostante. La nostra corsa si fece sentire, poco importava se ci avessero scoperto subito, non era un'operazione furtiva. Le porte della grande cattedrale ritenuta blasfema si aprirono, mostrandoci numerosi seguaci del Caos rabbiosi e tatuati. Notammo che molti portavano sulla loro stessa pelle o i propri vestiti i colori bianco e nero e pensammo che fosse soltanto un rudimentale segno di riconoscimento reciproco. Non potevamo sbagliarci di più.
Gli spari iniziarono, i grilletti vennero premuti e i colpi di requiem portarono quella che chiamavamo "la giusta punizione". Ogni tentativo di resistenza fu vano e presto la cattedrale venne portata nella più totale confusione. Io specialmente, insieme a pochi altri, fui inviato a scovare la stanza in cui venivano custoditi i vari artefatti, mentre gli altri uccidevano gli eretici presenti.
Non ci volle molto per arrivare al nostro scopo. Sfondammo la porta e ci trovammo davanti oggetti di ogni sorta. C'erano armi, vestiti, teschi, collane con simboli sconosciuti, vari altri oggetti e libri...libri...proprio la cosa più importante dell'intera vicenda. Un libro in particolare catturò la mia attenzione, non so se ciò accadde in quel preciso momento anche ad altri. Era posto in posizione perfettamente centrale rispetto alla grande stanza rettangolare adornata con grandi tende bianche e nere. Proprio quei colori furono la seconda cosa che mi incuriosì, dato che quasi ogni cosa riportava tali colori.
Ma tornando al libro, esso era riposto in una teca di vetro, perfettamente chiuso. Mi avvicinai, il fucile requiem abbassato, e lo raggiunsi. Qualcosa mi fece fremere, qualcosa di sconosciuto ed estraneo, mai sentito prima. Sentii il bisogno irrefrenabile di aprire quel tomo dalla rilegatura nera e un segnalibro di stoffa bianca, sentii che nulla poteva farmi desistere da quel desiderio. Cercai di controllarla, lottai contro le mie stesse mani, le quali si contorsero in posizioni innaturali, combattendo tra il mantenimento dell'autocontrollo e la pura soddisfazione del desiderio. Mi tolsi l'elmetto. L'aria, stranamente fresca in quella stanza, mi permise di calmarmi per qualche momento, ma poco dopo ripresi a volerlo. Gli altri intorno a me non erano nulla, non li avvertivo, e forse stavano provando le mie stesse sensazioni in quel momento, ma non lo sapevo. Le mie mani alla fine si posarono sul vetro, lo sollevarono e lo spostarono di lato.
Il libro era accessibile, nulla si frapponeva tra me e lui....lui, proprio come se fosse un'entità autosufficiente. Lo afferrai, e quel qualcosa mi fece fremere ancora di più di prima. Alla fine arrivò il momento in cui lo aprii. Furono gli attimi più belli che abbia mai vissuto. Mi venne rivelato tutto, ogni cosa che dovevo sapere sulla corruzione che soffocava il sistema a cui appartenevo, i segreti più oscuri, gli inganni dei primi quattro Dei del Caos e infine urlai, poi risi. Mi inginocchiai inarcandomi all'indietro e ridendo istericamente verso l'alto, con il tomo nella mia mano sinistra. Risi fino a non avere più fiato, con una voce che superava la potenza di ogni altro suono circostante.
Poi mi rialzai, mi girai intorno e vidi che anche i miei compagni erano dalla mia stessa, nuova, parte.
Nascondemmo gli artefatti che ci avevano portato alla verità e, dopo aver completato la nostra missione, tornammo sul nostro pianeta Baal. Lì, non dormimmo, ma studiammo e ci riunimmo in segreto, al fine di creare un piano per poter allargare la nostra cerchia. Il Grande Libro della Disperazione, così scoprimmo chiamarsi, ci rivelava ogni giorno nuove cose e la nostra fiducia e adorazione verso quell'entità si fece sempre maggiore.
Con esse, anche la nostra cerchia, dopo aver diffuso discretamente le voci, si allargò. Col tempo, più confratelli Angeli Sanguinari si riunivano con noi e infine arrivò il momento in cui ce ne andammo, quando eravamo un centinaio.
Organizzammo tutto alla perfezione, avevamo componenti della cerchia in ogni struttura del capitolo e con ciò regolammo il tutto. Vagammo, ma non senza meta, anzi, sapevamo perfettamente dove andare. Avremmo diffuso la nostra fede e con noi sarebbero arrivati seguaci da ogni capitolo di Astartes. Ci spacciavamo per inviati per diverse ragioni. All'inizio mantenemmo i nostri colori sull'armatura, dato che eravamo pochi e quindi dovevano operare tutti nel reclutamento di nuovi adepti. Successivamente, ottenemmo i nostri risultati. Lupi Siderali, Angeli Oscuri, Mani di Ferro, Ultramarine, Magli Imperiali, Supplizianti, Carnefici, Templari Neri, solo alcuni nomi. Eravamo sempre di più e quindi ridipingemmo le nostre armature con il bianco e il nero, ognuno con le proprie combinazioni, e il numero 11, su alcuni inciso sull'armatura, su altri solo dipinto e su altri ancora era marchiato a fuoco. Però lasciavamo i dettagli provenienti dal nostro capitolo precedente e ormai, solo chi svolgeva le operazioni ritornava ai suoi colori originari. Passammo infatti, a bersagli più difficili, come per esempio i Predicatori, i Figli dell'Imperatore, la Legione Nera, i Signori della Notte o i Tagliati.
Dopo lunghi anni, la nostra armata conta migliaia di individui, provenienti da più di cento capitoli.
Mi accorgo di una cosa però.
Guardo i dettagli della mia armatura, non significano nulla per me.
Guardo la mia antica lama potenziata, non significa nulla per me.
Guardo il mio volto, e ora non ha più nessun significato per me.
Guardo il Grande Libro, e mi accorgo che quella è l'unica cosa che abbia significato.
Sono Sigismund Kraad, Signore e Guida della Crociata dell'Undicesimo Giudizio, Campione del Dio del Caos Malal, Portatore di Anarchia e Terrore su centinaia di mondi...e il mio compito non finirà finché l'ultimo corrotto imperiale e l'ultimo dei primi quattro Dei del Caos e dei loro servi non sarà ridotto al nulla...

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