venerdì 22 novembre 2013

Yatta: La Caduta delle Istituzioni, parte 3


Finalmente sono riuscito a finire la terza e ultima parte di Yatta: La Caduta delle Istituzioni. Dopo giorni in cui non riuscivo a trovare il tempo per scrivere (scrivere pochi minuti mi fa solo scrivere malamente), sono riuscito in due giorni a completare l'ultima parte, la quale narra la battaglia tra l'alleanza caotica e l'avamposto imperiale e le conseguenze di questo conflitto.


L'avamposto preparò le difese planetarie, le canne dei laser a neutroni si accesero di un rosso brillante e gli sferraglianti meccanismi dei cannoni pesanti caricarono gli enormi proiettili, riducendo le voci dei soldati a meri sussurri nella confusione assordante del pianeta in subbuglio. Le navi caotiche si ereggevano in cielo in tutta la loro corrotta maestosità, ma non ci volle molto prima che altre enormi navi imperiali arrivassero per dare inizio allo scontro. Le grandi guglie delle navi classe Imperator ospitavano i comandanti, pronti a scatenare le loro lance contro il fianco nemico.
La battaglia ebbe inizio, come se un grande corno di guerra muto avesse dato il permesso di aprire il fuoco. I laser a terra sprigionarono i loro raggi infuocati, le navi di entrambi gli schieramenti si attaccarono a vicenda, ma quelle caotiche lanciarono anche un intero assalto orbitale sulla superficie. Capsule d'Atterraggio e Capsule Dreadclaw riempirono il cielo, accendendolo con i loro motori quasi fossero nuove stelle apparse nel cosmo. Il cielo sibilò, i comandanti di compagnia urlarono i propri ordini e gli stendardi sventolarono, finché l'alleanza corrotta non arrivò per scatenare la forza dell'oblio.
La Capsule si aprirono, facendone uscire enormi guerrieri in armatura potenziata che in un passato lontano erano considerati nobili difensori dell'umanità. Gli schieramenti si scontrarono, gli Astartes rotearono le armi a catena falciando decine di nemici alla volta, mentre altri Astartes venivano abbattuti dal fuoco di cannone automatico proveniente dalle retrovie. La polvere e il fumo di combustione si alzarono in tutto il campo di battaglia, oscurando la vista dei soldati. Zarachias, il quale portava con sé due grandi asce a catena, si mosse in preda alla furia. I Ganci del Macellaio risuonarono nella sua testa, provocandogli un tremendo dolore che poteva calmare solo con il sangue dei nemici sparso ovunque. Corse tra la polvere, incurante di cosa potesse trovarsi davanti. Se fossero stati uomini, li avrebbe macellati; se fossero state rocce, il dolore dell'impatto l'avrebbe sicuramente distratto da quello dei Ganci; Se fossero stati corazzati, sarebbe entrato nella cabina e avrebbe ucciso tutti. La sua mente si stava sgretolando, persa sempre di più in una follia omicida.
Yatta fece la sua comparsa, se così si può dire. Aleggiò nell'aria invisibile, per poi avvicinarsi all'elmetto di Zarachias.
"Zarachias, ascoltami!" assunse un tono autoritario, cercando si superare le barriere erette dalla sua follia.
"Uccidili, uccidili tutti! Non solo gli uomini, anche i tuoi simili Astartes!" la voce tuonò nelle orecchie del Divoratore di Mondi.
"Chi sei? Perché vuoi farmi uccidere i miei simili?" La frase terminò con un urlo feroce e la testa mozzata di un sergente imperiale.
"Sono qualcuno di superiore, qualcuno che non potrai mai raggiungere. Fai scorrere il sangue in nome mio, uccidi gli Astartes devoti agli altri Dei dell'Immaterium perché vogliono ingannarvi" la sottile voce di Yatta penetrò come una lancia affilata all'interno di Zarachias, avvelenando i suoi pensieri già lesi dalla pazzia dei Ganci.
"Ti riconosco mio signore, comprendo il tuo volere e ammazzerò tutti quei bastardi adoratori di altri dei. Sangue per il Dio del Sangue, Teschi per il Trono di Teschi!" il Divoratore di Mondi venne totalmente preso dalla pazzia, mulinando le asce a catena in un turbine di sangue e morte. Yatta salì di quota, osservando l'enorme scontro. Vide Zarachias urlare al tradimento in lungo e in largo mentre combatteva, portando altri seguaci di Khorne all'ammutinamento. Nell'osservare la scena davanti a sé provò contemporaneamente gioia e tristezza, quest'ultima una sensazione rara per lui. Vedeva i seguaci degli altri quattro Dei del Caos e uomini Imperiali morire, liberando la galassia dalla loro ignoranza, ma allo stesso tempo vedeva anime perse che sarebbero state accolte e rispettate all'interno dei ranghi della Crociata. Un proiettile sibilò a pochi centimetri da lui, ma Yatta lo fermò trasformandolo in particelle subatomiche.
"Non si sparano proiettili a Yatta casualmente. Yatta potrebbe uccidere qualcuno in questo caso" e infatti così fece, riportando il proiettile alla sua forma originale e scagliandolo contro un Astartes dei Guerrieri di Ferro. Il dardo penetrò nella ceramite dell'elmetto, fermando l'avanzata del guerriero potenziato e facendolo cadere nel clangore delle sue protesi bioniche e dei servoarnesi. I confratelli, se così si potevano definire, intorno a lui non ci fecero neanche caso, continuando ad avanzare, arrivando anche a calpestare il cadavere. Yatta avvertì l'ultima attività cerebrale del Guerriero di Ferro spegnersi come una candela che aveva consumato tutta la propria cera, e un ultimo pensiero uscì da quella mente. Odio.

Yatta si materializzò nella sua consueta forma, trovandosi in una fredda stanza sotterranea completamente al buio. Un odore di vegetazione marcia pervadeva l'ambiente e l'umidità era quasi avvertibile sulla pelle. Con uno schiocco di dita, alcuni piccoli globi di fiamme verdi si materializzarono a mezz'aria, illuminando l'ampia stanza circolare e proiettando ombre inquietanti e anormali, dalle forme innaturali che violavano in alcuni punti le leggi della riflessione e della rifrazione. L'odore divenne ancora più premente e Yatta lo assaporò nei suoi polmoni, quasi fosse un aroma pregiata. Si soffermò ad osservare gli antichi bassorilievi sulle pareti, strisciando delicatamente le sue dita in armatura sulla superficie polverosa e seguendo i contorni delle raffigurazioni di creature che avrebbero fatto impazzire il più sano degli uomini. Guardò infine il grande pentagono dorato inciso sul pavimento, aspettando.
Dopo pochi secondi apparve, in una nube di fumo vicino a lui, un Astartes della Crociata coperto da un mantello e un cappuccio che ne celavano i lineamenti del viso. Subito dopo ne apparve un altro identico, poi un altro e un altro ancora, fino ad essere in cinque all'interno di quella stanza.
"Salve, mio signore" dissero i misteriosi individui all'unisono, chinando il capo in segno di rispetto.
"Non chiamatemi con quell'appellativo, vi ho sempre detto di chiamarmi per nome. Comunque salve, sento che la vostra connessione con le Undici Entità sono forti, soprattutto quella con Malal, Dagon e Hastur" mentre parlava, Yatta estrasse da sotto il mantello l'osceno Al Azif, il tomo dell'arabo pazzo Abdul Alazhred, conosciuto ai più come Necronomicon. Due degli uomini mostrarono altri libri blasfemi come il Daemonolatreia, i Manoscritti Pnakotici o il Libro di Eibon.
Yatta aprì il Necronomicon e iniziò a leggere:

"Non è morto ciò che può vivere in eterno,
E in strani eoni anche la morte può morire.
N'ggah-kthn-y'hhu!
Y'kn'nh, Tsathoggua!
È venuto!
Rendiamo omaggio al Signore Tsathoggua, Padre della Notte!
Gloria al Dio Maggiore, Primogenito dell'Entità Esterna!
Salve, Tu Che fosti Antico oltre ogni Ricordo,
Prima del Grande Cthulhu Generato dalle Stelle!
Potere al Canuto Strisciatore su funghi di Mu!
Ia! Ia! G'noth-ykagga-ha
Ia, Ia, Tsathoggua!!!"

Yatta sollevò le mani al cielo, osservando il soffitto con gli occhi sbarrati e un sorriso disumano. Le fiamme verdi aumentarono di dimensioni, come se fossero state appena alimentate da nuovo combustibile, e iniziarono a roteare velocemente. Gli uomini intorno a lui cantavano come un coro, nominando le Undici Entità e altri esseri dispersi negli echi del tempo, infine il pentagono sul pavimento si accese di luce dorata e la progenie di dei galattici iniziò a fuoriuscire.
"Bene, figli delle Undici Entità, venite a me con il vostro etereo potere e sussurrate le verità dell'universo per illuminare le menti brancolanti nel buio degli ignoranti! Influenzateli con il vostro immenso potere e divideteli, fino a non fidarsi nemmeno di se stessi!" Yatta scoppiò in una fragorosa risata e gli uomini che avevano effettuato il rituale con lui scomparvero in una nube di fumo, nello stesso modo con cui arrivarono.
"Attuiamo i grandi piani galattici in modo da portare l'Imperatore al nuovo risveglio. Portate nuovi seguaci al credo, compiete il vostro dovere".
Un Demone Maggiore di Malal uscì dal varco pentagonale, allungando le lunghe braccia. La sua pelle era di un bianco sporco e tra le dita appuntite teneva una lunga lama demoniaca il cui potere era tale che sembrava assorbire la luce intorno a sé.
Il Demone si erse in tutti i suoi svariati metri di altezza e i suoi occhi vitrei si posarono su Yatta, il quale ricambiò reggendo lo sguardo.
"Hekaton, il Rivoluzionario... quale occasione migliore per unirsi a noi?" disse Yatta con tono assolutamente confidenziale.
"Nessun'altra, Protounione" Yatta si irrigidì sentendosi chiamare con quell'appellativo.
"Pensavo di aver già detto qualche migliaio di anni fa che non voglio essere chiamato con quel nome" l'espressione dell'Astartes si fece più seria e gli altri immondi esseri presenti avvertirono il suo miscuglio di turbamento e rabbia. Hekaton, al contrario, accennò un ghigno di scherno e si diresse verso un corridoio appena formatosi con l'apertura del pentagono.
Dopo il Demone Maggiore, uscirono altri esseri il cui solo nome raggelava il sangue negli uomini. Masse protoplasmiche chiamate Shoggoth, i Magri Notturni con i loro corpi neri, le ali rovinate e le mani uncinate, progenie tentacolate di Cthulhu e altri Demoni Minori di Malal, dal becco affilato e gli arti dotati di lame ricurve.
Yatta osservò l'ultimo essere manifestarsi, poi il pentagono si spense e le fiamme verdi scoppiettarono fino a scomparire. Il buio riafferrò il suo dominio su quel luogo e il Sacerdote delle Undici Entità la accolse di buon grado.
"Bene, ora posso godermi lo spettacolo".

Poco dopo il rituale di Yatta, il conflitto in superficie divenne ancora più mostruoso. Dalle profondità della terra apparvero le creature demoniache, sciamando tra la terra e il cielo. I Magri Notturni volavano vicino agli Astartes e alle truppe Imperiali, sussurrando frasi in lingue sconosciute e influenzando le menti più aperte. Le creature a terra affondavano le loro armi, naturali o artificiali, nei corpi di chiunque si parasse davanti. Hekaton sollevò la sua enorme lama e spazzò via decine di nemici in nome di Malal.
Alcuni uomini non ebbero bisogno di essere uccisi, preferirono piuttosto suicidarsi alla vista di quegli orrori inimmaginabili, recidendosi la gola con i propri coltelli, pugnalandosi gli occhi fino a raggiungere il cervello o utilizzando altri metodi estremamente cruenti.
Altri, invece, vennero immediatamente illuminati dal credo. Le voci dei Magri Notturni miste alla visione delle creature di Malal e degli altri Dei li portarono a capire certe cose come mai prima e le loro armi si rivolsero contro quelli che poco prima erano loro alleati. Ormai nessuno distingueva l'amico dal nemico.
Yatta si sollevò nuovamente nell'aria osservando la carneficina.
"Ahahahahaaah!!! Il terrore si diffonde nei vostri animi e l'anarchia regna in questo conflitto!! Compiacete Malal, contribuite al nuovo ordine dell'universo!!" gridò a squarciagola Hekaton mentre combatteva.
I morti continuavano ad aumentare e contemporaneamente anche il numero di individui immediatamente convertiti, finché gli Astartes rimasti leali al loro Dio precedente non gridarono alla ritirata. Storm Eagle, Fire Raptor, Thunderhawk e altri tipi di velivoli si avvicinarono per recuperare i propri compagni caotici. I loro motori rombarono e sputarono fumo, quasi sovrastando i rumori dei cannoni che bersagliavano ancora le navi in orbita.
Yatta comunicò telepaticamente a tutte le entità che aveva evocato, ordinando, nella lingua dell'antica Ry'leh, di avanzare e sterminare i nemici in fuga. Demoni alati sfondarono i vetri delle cannoniere, afferrando i piloti con i loro artigli bramosi di morte e portandoli verso l'oblio senza ritorno. Alcune Thunderhawk precipitarono, schiantandosi contro le batterie antiaeree e detonando in migliaia di pezzi fiammanti, come lapilli da un vulcano adirato.
L'alleanza caotica era stata devastata, l'avamposto imperiale indebolito e Yatta aveva trionfato.

Il quartier generale di quella che una volta era stata l'alleanza caotica era avvolta nel silenzio. Nao-Mis sedeva su una delle sedie della stanza in cui avevano svolto la loro riunione per decidere quale pianeta attaccare, l'armatura rovinata in moltissimi punti, il volto pieno di ferite che facevano fatica a rimanere chiuse, un'espressione disperata e le braccia cadenti. La sua fragile alleanza aveva ceduto, attaccata da entità a lui sconosciute sia fisicamente che mentalmente. Sia i suoi temporanei compagni che molti di quelli rimasti tali da secoli gli avevano voltato le spalle, iniziando ad attaccarsi a vicenda poco prima che quelle bestie immonde spuntassero dal sottosuolo. Era pure l'unico comandante sopravvissuto e non trovava più nessun motivo per andare avanti. Che fine aveva fatto il suo dio? Come poteva lasciare che accadesse tutto ciò? Come poteva permettere che coloro che lo adoravano morissero senza pietà e dignità? Da dove arrivavano quegli esseri? E mille altre domande costellavano la sua mente confondendolo maggiormente ogni secondo che passava. I suoi unici compagni rimasti vagavano per il rifugio sotterr-
"Ehilà! Come va, pervertito bastardo?" Yatta entrò improvvisamente nella stanza sbattendo il portone e sorridendo di gioia. Nao-Mis reagì alzandosi immediatamente, ribaltando la sedia e portando la mano alla vita per afferrare la sua spada, ma subito dopo si ricordò che era stata violentemente spezzata durante la battaglia. Si limitò quindi a fissare con uno sguardo truce il nuovo arrivato, corrugando la fronte in modo tale da rischiare di riaprire le ferite.
"Chi sei, lurido verme?" sibilò l'Astartes di Slaanesh.
"Yatta, Folle Sacerdote delle Undici Entità, grande amante del the caldo e artefice della tua ridicola disfatta" Nao-Mis tirò fuori la lunga lingua quasi fosse un serpente pronto ad attaccare.
"Tuuu....cosa hai fatto?! Hai evocato tu quelle cose maledette!!" Yatta annuì "quegli esseri, peggio di quanto possa mai evocare il mio sommo Dio, frutto dei peggiori incubi dell'universo. E ora dove sono i miei compagni?!" un piccolo rivolo di sangue colò dalla fronte di Nao-Mis, le ferite si stavano riaprendo.
"Tutti morti. Le Squadre da Ricognizione hanno ucciso silenziosamente ogni Astartes presente, abbiamo appostato qualche Dreadnought del nostro Clan Kinzoku Eien a sorvegliare le entrate, infine abbiamo tracciato una mappa tridimensionale dell'intero complesso grazie agli operatori in orbita. Qualsiasi tuo movimento viene registrato in tempo reale, ogni parola pronunciata qui viene sentita perfettamente anche sulle navi. Non puoi sopravvivere"
"Cosa vuoi da me?"
"Niente, ti stavo pigliando per il culo. Non c'è nessuno alle entrate, abbiamo solo ucciso tutti i tuoi compagni e volevo farmi una chiacchierata con uno della feccia disperata"
"Ti prendi-"
"Gioco di te, sì" concluse Yatta mentre gesticolava nervosamente con le mani.
"Dimmi solo perché l'hai fatto" Nao-Mis era ormai finito, desiderava solamente conoscere la verità prima di morire.
"Mi è stata fatta una domanda molto simile solo poco tempo fa, ma a te darò una risposta diversa, ma altrettanto veritiera. Uno degli Dei che seguo vuole qualcosa che risiede su questo pianeta, quindi dovevo prendere questa cosa, ma nel frattempo ho approfittato della situazione per annientare la vostra alleanza e indebolire un avamposto del corrotto Imperium. Molto semplice, ora muori" Yatta estrasse la pistola requiem con una velocità fulminea e, prima che potesse reagire, un proiettile si era conficcato nel cranio di Nao-Mis, facendo crollare il cadavere con un tonfo sordo. Ripose l'arma e aprì una comunicazione mentale con le navi in orbita.
"Tutto tranquillo qui, fate scendere l'attrezzatura e preparatemi una tazza di the. Parlare con quell'essere mi ha seccato la gola".

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