martedì 28 febbraio 2017

Momento Review: Gathering Storm - Fall of Cadia



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Eccoci finalmente alla recensione di Fall of Cadia, il primo libro dell’arco narrativo in tre parti intitolato Gathering Storm. Ma che cos'è Gathering Storm? Per coloro che non lo sanno, Gathering Storm è il primo arco narrativo che porta avanti l’ambientazione di Warhammer 40.000, finora rimasta sempre fissa in un presente corrispondente al 999.M41. Fall of Cadia è il primo libro di questa trilogia e porta avanti la storia della 13° Crociata Nera narrandoci l’attacco a Cadia da parte delle forze del Caos comandate da Abaddon.

A differenza di quanto si è pensato per molto tempo, il Codex Occhio del Terrore di 3° edizione è ancora canonico. Non lo sono più tutte le newsletter e il materiale su White Dwarf, ma quel Codex e il finale che prevedeva una presa di posizione caotica su Cadia lo sono. Fall of Cadia inizia proprio da questa presa di posizione, ovvero Cadia che ha subito grossi danni e ora si prepara al prossimo attacco. Durante il libro vediamo l’introduzione di nuovi personaggi come Belisarius Cawl e Katarinya Greyfax, ma anche l’arrivo di vecchie conoscenze come Santa Celestina e Trazyn l’Infinito.

L’Imperatore protegge

Il primo tra tutti i pregi di questo libro è molto semplice: porta avanti l’ambientazione. C’’è poco da dire al riguardo, ma la sua importanza è enorme e solo il tempo ci permetterà di scoprire il futuro dopo Gathering Storm.
Fall of Cadia introduce due personaggi molto particolari: Belisarius Cawl e Katarinya Greyfax. Perché sono molto particolari? Perché a mio parere sono molto ben caratterizzati. Cawl è molto misterioso, lo vediamo conversare con la ormai nota Sylandri Veilwalker e soprattutto è vivo fin dalla Grande Crociata. Durante il libro vediamo la sua ricerca della conoscenza, ma lo vediamo anche come la più grande fonte di misteri e riflessioni del libro. Cosa contiene il suo Trasportatore Triaros? Perché conosce questa Veggente Ombra? Sarà possibile vederlo in pubblicazioni ambientate in altri millenni, tra cui The Horus Heresy? Essenzialmente è un personaggio che offre tantissime opportunità e il suo coinvolgimento nella storia è enorme.
Greyfax ha un ruolo più marginale, ma il suo carattere si fa sentire. Liberata dopo millenni di prigionia all’interno di un labirinto tesserattico di Trazyn, ci offre altri interessanti misteri sul passato e una chicca riguardante l’Inquisitrice Valeria. Sebbene non abbia un ruolo tanto influente quanto quello di altri personaggi, risulta comunque piacevole da leggere, specialmente quando conversa con Celestina.
Parlando di Celestina, finalmente scopriamo qualcosa in più sulla sua vera natura. Allo stesso tempo ho trovato positivo l’introduzione fatta a modo delle due Geminae Superia che la accompagnano. Non appaiono dal nulla come se fossero sempre state al fianco della Santa durante i millenni, ma vengono introdotte adeguatamente con l’avanzare della storia.
Trazyn, invece, viene promosso perché altrettanto integrato bene nella storia e ci offre ulteriore materiale su questo personaggio finora apparso tante volte solo in dei cameo o come personaggio secondario, sia nei manuali che nei romanzi. Pur essendo maggiormente collegato a Greyfax, le interazioni più interessanti avvengono con Cawl. Alla fine Trazyn ci regala anche un fantastico momento di mania per la conservazione degli “artefatti” storici.

Prima di trattare il conflitto nel suo complesso, bisogna parlare dei leader assoluti. Creed e Abaddon.
Creed si dimostra un abilissimo comandante durante la campagna ci viene trasmesso tutto il suo amore per il pianeta che deve difendere. Ci prova fino all’ultimo, resiste ad avvenimenti dove molti altri avrebbero ceduto, anche se sappiamo fin dall’inizio come andrà a finire. Dalla parte opposta troviamo Abaddon, il cui piano viene rivelato una volta per tutte (o meglio, approfondito rispetto a prima) in una prima parte di questa 13° Crociata che porta tantissima morte e distruzione da entrambe le parti. Abaddon mostra tutta la sua presenza intimidatrice nella scena con i Prescelti (fornendo anche degli spunti di trama per alcuni di loro) e allo stesso tempo lo vediamo peccare d’arroganza in un breve ritorno alla sua rabbia tipica dei tempi della Grande Crociata e dell’Eresia. Come Creed mostra le sue sfaccettature di speranza, fermezza e sacrificio, Abaddon mostra il sé presente con un piccolo ritorno al passato. Tutto ruotando intorno ad un conflitto che fortunatamente non ha visto una delle due fazioni vincere senza difficoltà contro l’altra. In caso contrario, sarebbe stato un libro particolarmente noioso. È una battaglia sofferta dove le armate del Signore della Guerra si scagliano contro il pianeta con le più grandi difese galattiche dopo la Terra, qualcosa di epocale. Altrettanto apprezzabili le colonne ai lati di determinate pagine che ci mostravano eventi in altre parti della galassia, tra cui suggerimenti per futuri sviluppi di trama.

Parlando di aspetti di stampa, la copertina disegnata da Pauk Dainton è veramente bella e il formato unico della campagna con il titolo argentato e un artwork posto davanti a uno sfondo bianco sporco risulta bello da osservare. Anche i nuovi artwork creati appositamente per questa campagna mantengono un livello medio piuttosto alto.

L’Imperatore non protegge

Ma pur trasudando epicità, in certi momenti si è sentita una certa mancanza di parole. Alcune parti mi hanno lasciato con la voglia di sapere di più perché c’era veramente tanto da dire e secondo me una campagna con lo stesso spessore di End Times: Nagash o Archaon avrebbero reso tutto ancora migliore.
Parlando di personaggi, personalmente boccio Urkanthos. Per quanto sia piacevole vedere uno sviluppo del personaggio che lo porta ad ascendere da una forma mortale a quella di principe demone, la sua parte nel libro è stata veramente poco importante, è risultato pressoché uno stupido.
Riprendendo il discorso degli artwork, quelli nuovi sono belli, ma generalmente scarseggiano e c’è un grosso riutilizzo di artwork becchi. Cosa assolutamente lecita e pure bella in certe occasioni (tipo l’artwork di copertina di Occhio del Terrore o quello di background nelle pagine 72-73), ma in generale è anche bello vedere una certa abbondanza di artwork dedicati.

Giudizio

Insomma, secondo me questo libro sarebbe stato ancora più bello se fosse stato più spesso e quindi con ulteriori approfondimenti, ma anche così mi è piaciuto molto e costituisce l’inizio di una svolta. Si becca un bel 8/10!

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